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Tra nichilismo e Islam

Dal libro scritto con Gianni Baget Bozzo, Tra nichilismo e Islam, Mondadori, 2006

“Il nichilismo di cui stiamo parlando non vuole inserirsi nella grande genealogia del “nichilismo attivo” ed eroico di Nietzsche e neanche nel cuore del relativismo filosofico in quanto tale. Le università europee spacciano, negli anni Ottanta, già un senso comune, che tentato infine di giustificare in forma più o meno filosofica.

Il nichilismo …  attrae come una calamita le menti dei giovani e dei meno giovani dell’Occidente

Il nichilismo è un sottofondo che attrae come una calamita le menti dei giovani e dei meno giovani dell’Occidente che perde il contatto originario e, dunque, concretissimo, palpabile, con la verità. Si rompe, in sostanza, il filo della tradizione e delle consuetudini fondate sui gesti antichi tramandati di padre in figlio. L’uomo sprofonda così nell’abisso della perenne invenzione di sé, che, anche in termini logici, è poco meno che un delirio, una situazione al limite, insostenibile.

…una società sradicata …

La società che scaturisce da questi pensieri è una società sradicata, perfettamente in sintonia con la formula di Simone Weil: chi è sradicato, sradica. L’uomo senza più radici. Che non progetta più la sua vita, perché non sa più da dove provenga. Che non pensa più a vivere legami stabili e duraturi, perché tutto passa e non può che essere aleatorio. Che non desidera neanche più immergersi nel flusso della lotta politica per il bene del proprio Paese, perché la politica o è una fabbricazione della macchina del governo tecnocratico o è un’utopia che, dunque, non può costringere l’io ad alcuna assunzione di responsabilità.

A ben guardare, decade anche il concetto, così antico e decisivo, di persona, poiché una persona è tale quando ha la consapevolezza della propria origine trascendente e naturale e sa di avere una storia che implica un progetto di vita non solamente individuale” (pp. 56-57).

“Reinvenzione” della vita

Anni dopo, ho ripensato l’idea della “reinvenzione” della vita, perché oggi è necessario tener conto dei mutamenti strutturali della vita e della società. Ma, per far ciò, ho, in realtà, perfino radicalizzato le posizioni espresse nel libro del 2006. Perché ho richiamato la radice etimologica della parola latina“inventio”, che significa “scoperta, ritrovamento”: io scopro solo ciò che riconosco.

Dunque, re-inventarsi significa riscoprirsi al di là del nichilismo e della perdita dei significati e principi di vita, di cui sopra, e riaprire la strada all’autentica sorgente personale della creatività. Ecco perché ho dedicato un video alla figura di San Benedetto come capostitpite della “re-invenzione” spirituale, culturale ed antropologica.

Non a caso, infatti, si fa riferimento al movimento benedettino come luogo originario del moderno management e, io aggiungo, anche sorgente della vera crescita personale (che non può mai essere disgiunta dalla crescita spirituale). Il reinventarsi, così, diventa l’ “arte della vita”:

Benedetto nostro contemporaneo

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