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Scoprire e pensare: le chiavi del potere

“Discovery consists in seeing what everyone
else has seen and thinking what no one else has thought.”

(Attributed to Albert Szent-Györgyi)

 

La scoperta consiste nel vedere ciò che vedono tutti gli altri, ma pensando ciò che nessun altro ha pensato. Geniale. Semplice e geniale. Ogni cosa geniale è imbarazzantemente semplice. Come l’amore, è incasinato solo se lo pensiamo, ma nel corpo vivo dell’esistenza è di una semplicità disarmante.

Così è la vita: semplice. Enormemente incasinata dai pensieri o dalle “seghe mentali” che dir si voglia, ma, nella sua essenza, semplice.

Noi nasciamo con tutto quello che ci serve per vivere al meglio. tutto, non ci manca niente.
Poi, nel corso della vita, rimaniamo impigliati nelle reti delle comunicazioni e dei comandi che in quel momento fanno la differenza. Perché sono gli strumenti del potere dei genitori, dei professori, dei capi, perfino di chi ami in quel momento, la tua donna.
Ascoltiamo e obbediamo. Non ciecamente, magari, ma lo facciamo. Obbedire fa parte della vita e ci sta, ma le voci esterne devono sempre essere filtrate dal di dentro. Anche per dare valore a quanto viene detto o addirittura comandato. Non si obbedisce mai bovinamente, ma sempre da uomini, cioè pensando e, appunto, scoprendo cose nuove, proprio dentro quell’indicazione.

Quando ciò non accade, siamo nell’ambito dell’ipnosi non richiesta come trattamento psicoterapeutico, l’ipnosi collettiva che ci impone, ad esempio, di sottostare all’approvazione sociale e alla fine ci ritroviamo nel gorgo della “banalità del male”. Niente di scandaloso, è così, basta saperlo, averne consapevolezza e trovare il giusto antidoto, la risposta personale ed efficace per noi. Non ci sono formule magiche, anche questa è una scoperta.

Quindi, alla fine del percorso, quello che sappiamo di più grande e rilevante della vita è frutto di una scoperta, di qualcosa di inatteso che desta stupore, come insegnava il filosofo Aristotele millenni fa. Dire “frutto della scoperta” equivale a dire “frutto del pensiero”, anzi del pensare come atto umano, generativo ed efficace, capace cioè di produrre un risultato reale, di fare la differenza.

 

Cosa cambia, nella nostra vita, con questo sguardo sulle cose e sulla realtà? Su di noi?
Semplicemente tutto. Perché, nella vita, noi abbiamo sempre a che fare con un rapporto: fra noi e la realtà. E la realtà è altro da noi, non la controlliamo e non possiamo manipolarla così facilmente, nonostante le illusioni di “tecnici”, “guru” ed “esperti”.

Il rapporto è fra un io e un tu. Per “tu” intendendo l’altro da noi, la realtà, quello che abbiamo di fronte. La realtà può essere il nostro partner, i figli, il capo, una circostanza, tutto quello che la vita imprevedibilmente ci mette davanti a talvolta addosso.
Capito questo, il resto è aggiustamento e riposizionamento di fronte a questa dinamica. Ma la dinamica strutturale è questa.
Visto com’è semplice? E allora perché solo in pochi lo fanno? Perché ho detto che è semplice, ma non che sia facile. E qui la sinonimia non funziona.

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Contatti

Raffaele Iannuzzi, autore
raffaele-iannuzzi@praticamente-pensando.it

Marco Del Fa
marco-admin@praticamente-pensando.it

Praticamente Pensando