Praticamente Pensando - Filosofia in azione

Il pensiero è la prima leva strategica della vita. Noi la chiamiamo “filosofia”. E tu puoi prenderla così: è la strategia che ti insegna a pensare, ti aiuta ad agire e a disegnare la vita che desideri. 

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Sulla lettura dei segnali nel sistema: 1° parte

Chi legge bene, eccelle in tutto (1)

Raffaele Iannuzzi

Il tennis è una mia vecchia “passionaccia”, che coltivo, in modo non sistematico, e oggi unicamente davanti alla televisione, da 35 anni. Ho visto passare davanti ai miei occhi centinaia di giocatori, alcuni calibri davvero speciali, penso a Jimmy Connors, detto “Jimbo”, in particolare, l’unico ancora ancora oggi a detenere il record di tornei di singolare vinti.

Fu mio padre a farmi apprezzare questo combattente americano, che giocava come se fosse sul ring, cambiando schemi e combinazioni di gioco a seconda dell’avversario che aveva di fronte. Mantenendo sempre la sua limpida identità.

 

Oggi la mia attenzione è dedicata a Roger Federer. Non è solo un campione, già una leggenda di questo sport, per tutti i tornei vinti, i colpi meravigliosi, la classe innata. Non c’èsoltanto questo, che già sarebbe moltissimo.

Federer ha qualcosa in più. E questo qualcosa non è determinante solo per i campioni dello sport, ma per chiunque voglia vivere una vita significativa e sia alla ricerca di grandi risultati.

 

Il tennista svizzero, di Basilea, appartiene alla razza dei Mozart nella musica, personalità che rappresentano tutto ciò che un uomo dovrebbe essere per creare al massimo livello.

La prima risposta, immediata, è perfino scontata: certo, ci vuole creatività. Non funziona così, in realtà.

La creatività è una conseguenza di qualcos’altro. Cosa?

 

Il mio “momento Eureka!” l’ho avuto guardando la fantastica finale del torneo di Basilea, vinto un incredibile numero di volte da Federer, stavolta a confrontarsi, per l’ennesima volta, dopo alcuni anni, con il suo antagonista di sempre, Rafa Nadal.

Non interessa qui il punteggio, ovviamente, dico subito che ha vinto Federer al terzo set, prendendo letteralmente a pallate il grande Nadal, che ha vinto un secondo set, dopo una crescita esponenziale in termini di performance e colpi vincenti. Ma ha vinto, alla fine, il più anziano Federer, ultratrentenne, lasciando al palo il non ancora trentenne Nadal.

 

Eureka

Cosa è accaduto? Ecco il “momento Eureka!”, quando esclami: ecco, ho capito, finalmente!

 

Federer ha fatto l’unica cosa che fa il campione, in ogni campo della vita: ha letto costantemente i segnali provenienti dal sistema ed ha saputo sfruttare le informazioni provenienti da questi segnali, adattandosi alle nuove situazioni in maniera più rapidadell’avversario.

 

Sembra complicato, invece è addirittura imbarazzante doverlo raccontare. Da adulti dimentichiamo per eccesso di informazioni.

I bambini, invece, lo sanno da sempre quel che ha fatto Federer in quella partita, e nessuno glielo ha insegnato. Anzi, lo fanno così bene, proprio perché non è ancora intervenuta la scuola a svuotare questa caratteristica innata di lettura dei segnali che i bambini hanno. Messo piede nella scuola, concepita come oggi, comincia lo smontaggio pezzo per pezzo di questi potenti mezzi di “cattura” dei segnali nel sistema.

 

Basta osservarli all’opera, i bambini. Avete mai visto quando si svegliano? Immediatamente colgono a chi devono sorridere, perché sanno chi, per primo, si accorgerà di loro e li accudirà. Poi imparano a stare più vicini alle figure di riferimento, al “caregiver”, a chi dà le cure e la protezione. Piangono quando cercano di comunicare qualcosa. Cosa fanno, in realtà? Leggono i segnali nel sistema, cioè quello che accade intorno a loro, e scelgono immediatamente la strada giusta per portare a casa il risultato: essere al centro dell’attenzione e dunque accuditi al meglio.

 

Questo è il genio del bambino e chi lo conserva, affinandolo, e lo fa diventare un genio “bambino”, diventa un campione in grado di far crescere il proprio tennis, già supergalattico, così efficacemente da non sbagliare praticamente quasi mai, soprattutto sotto pressione. Il tennis diventa così un mezzo di conoscenza, in presa diretta, dell’ambiente, del sistema.

 

Alla prima mossa, robusta, di Nadal, Federer aveva già letto il campo, cioè il sistema, e stava già addosso alla palla, con la sua replica, che puntualmente sottoponeva l’affaticato tennista maiorchino ad alcune sfiancanti difese da fondocampo, tanto da farlo capitolare al terzo set.

 

Ecco il punto di svolta: non è che Federer sia più “bravo” oggi di ieri. E’ cresciuto un altro aspetto, che non è una semplice “qualità”, ma è ciò che sta prima delle singole qualità, rendendo tutto più efficace e vincente.

Oggi un tennista così dotato è ancora di più un genio “bambino”, cioè usa il corpo e la mente, completamente rilassata, per leggere i segnali nel sistema e garantirsi un vantaggio competitivo, approfittando sistematicamente di essi.

 

Vede un movimento dall’altra parte e, in presa diretta, ha già la contromossa, si muove in anticipo, gestisce il tempo del gioco, e pressa fino a sfondare il muro di resistenza dell’altro.

Perché legge bene tutto ciò che si muove davanti a lui, ecco il suo punto di forza. Infatti, i bravi commentatori di www.supertennis.tv/, di fronte alle giocate di un campione dicono: “Ha letto bene la mossa, il campo, il gioco”. Leggere, leggere, leggere i segnali nel sistema.

 

Se pensi che sia così difficile imparare tutto questo, ti do subito una buona notizia: non è così, perché è invece la cosa più naturale di questo mondo. Basta osservare bene, con insistenza, stando sui dettagli e sullo scenario d’insieme, per catturare molte preziose informazioni e conquistare spazi altrettanto preziosi di manovra.

 

Esempi ve ne sono tanti.

Quando entri in una casa, riesci a capire chi è il vero punto di riferimento in una famiglia? Tu magari pensi o supponi sia il padre, ma se osservi bene, è davvero così? E’ un esempio, forse è realmente il padre, ma da cosa lo vedi?

 

Altro esempio: l’ambiente di lavoro. Entri in un ufficio. Da chi devi andare? Lo sai capire, intuire? Riesci a leggere i segnali in/di quel sistema? Sai fare le domande giuste per ottenere le informazioni necessarie a farti strada dentro il sistema? Come ti muovi sulla base delle informazioni che il sistema ti sta facendo arrivare?

 

Stare su queste domande è il primo passo da fare. Perché tutto ciò che facciamo, produciamo o subiamo, se non siamo consapevoli, sono soltanto comportamenti, azioni, appunto, segnali, da parte di altri. Capire cosa fare, e quando farlo, aiuta a prevedere il futuro che ci viene incontro, quella possibilità che, altrimenti, ci sfuggirebbe, quell’indizio che può aiutare a risolvere il “caso”.

 

Come si fa a leggere in questo modo i segnali? Si può, e lo dirò nel prossimo post, che prometto sarà più breve. Ma non troppo da non farti…leggere quel che devi invece leggere, e bene. Per eccellere, senza tutto quello sforzo che, nella società, è considerato il prezzo da pagare per essere accettato e riconosciuto. Forse non avrai l’approvazione sociale, ma è certo che capirai di più, facendo e soprattutto…leggendo quel che devi leggere: i segnali nel sistema.

 

Un grande lettore dei segnali nel sistema, per il suo business e per la vita, è Joseph Riggio, un coach di eccellenza che, con il suo approccio alla crescita personale, ha creato un approccio di penetrante efficacia. Ne propongo qui un breve video.

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