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Sulla lettura dei segnali nel sistema: 2° parte

Leggere i segnali per agire eticamente.
Minimanuale di etica “situazionale” per il business e il management

 

“La vita è un continuo problem solving.” – Karl Popper, filosofo

Raffaele Iannuzzi

Ogni giornata ha il suo stile per iniziare, alcune sono particolarmente ostiche, all’apparenza, sembra che non riescano a garantirti quel minimo di comfort che credi di meritare, almeno il minimo sindacale per ingranare. Invece no, il diavolo si stravacca sui dettagli e sugli stessi cadi e ricadi. La batteria che chiude la mia Matiz Chevrolet, quel giocattolino che oso chiamare “macchina” da qualche anno a questa parte, è fuori gioco. Urge chiudere manualmente, ma il problema c’è, perché il congegno è tale per cui, alla fine, dovrai ricorrere al meccanismo elettronico. Morale della favola: che fare?

 

Non lo so. anzi, no, forse sì. Sì, che lo so. Raggiungo il mio meccanico di fiducia e, anziché scervellarmi su astratte soluzioni, avendo già fatto lo scenario da maxi-problem solving (andare dal concessionario Matiz a Grosseto, dove abito, ordinare nuova batteria, attendere tempi biblici, etc.), ho deciso di ascoltare un altro e ripartire dalla realtà. Mi avvicino al punto che mi sta a cuore da qualche tempo in qua: i segnali nel sistema.

 

Allora, questo professionista, davvero stazzato, anche fisicamente, mi spiazza subito e mi aiuta a capire alcune cose che tra poco vi spiegherò. “Raffaele, scusa, ma perché non partiamo dalla base? Qui forse, dico forse, basta cambiare la pila, di quelle che vendono gli orologiai, piatte, piccolissime, sono 3-4 euro al massimo, e risolvi un problema non da poco. Se vuoi, puoi andare un pò più avanti, dal mio elettrauto, ti fai guardare la chiave, vedi se cambiando la pila, chiudi la partita”.

Detto, fatto. Mi fiondo dall’elettrauto, il quale smonta tutto, vede la batteria, la va a cercare al tabacchino, che non ce l’ha, quindi mi invita ad andare a comprarla all’orologiaio che, guarda caso, è il mio da non so più quanti anni. Vado, ritorno, cambiata batteria, problema risolto.

 

Che faccio, non torno dal meccanico a raccontargli la buona novella? Ovvio che sì. L’uomo, che non si lascia mai pregare per regalarti un bel sorriso aperto e soddisfatto, se la gode di brutto, e mi propone: “Caffè, qui al bar?”, “Come no?”. Si va. Appena entrati, inizia la sua lezione inconsapevole di vita e business, che vale dieci master, e tutto aggratis. La metto sul piatto di chi vorrà farne tesoro e chi invece non vorrà, peste lo colga, e sarà la peste peggiore, quella che raccontava quel tale, di non piccola fama, “niente impara chi crede già di sapere”, una vera iattura.

 

Allora, dice il saggio meccanico: 1) mai partire dall’ipotesi peggiore, la più drammatica, il cancro, quello può arrivare, ma prima si deve pensare a un raffreddore, una tosse, qualcosa di piccolo, addomesticabile, dopo, se il rimedio non funziona, si passa alla terapia d’urto, casomai. Così, io, quando arriva un cliente e mi pone una questione, non parto per la tangente volendo arraffare magari qualche decina di euro con qualche contorcimento ambiguo, di noi meccanici, c’è la coppa dell’olio da cambiare, i freni, sai, sono 50 euro…no, così non vai molto avanti, devi consigliare per il bene dell’altro, per il suo massimo beneficio, così ti ritorna gratitudine e attenzione, quindi anche soldi. Bum! E uno.

2) Io replico: “Bè, l’elettrauto ha fatto dieci secondi di lavoro e ha arraffato 5 euro, più della pila, praticamente, per non fare niente, in fondo”. E lui: “Sì, hai ragione, ma hai notato l’ambiente, la sua officina? Hai visto qualcuno dentro?”. Rispondo: “No, francamente c’ero solo io”. “E perché ti c’ho mandato io”. “Appunto”. “Quindi, il concetto, Raffaele, è questo: se lavori come lui, se te ne freghi degli altri, tiri a fare cassa sempre e comunque, non hai a cuore l’altro, che in quel momento si sta affidando a te, se non fai anche un pò il suo consulente e consigliere, l’amico, alla fine ti ritrovi solo. Nella vita e nel lavoro. Io ho una bella famiglia, quattro figli, è una lezione che si impara con l’esperienza, vivendo per qualcuno”. Bum! E due.

 

Può bastare, il megamaster è finito. Sorrisone finale, torno alle mie faccende, problema risolto, incassato tutto quello che c’era da incassare e anche di più su vita, business e dintorni.

 

Osservare i segnali nel sistema. Cosa ho fatto io, all’inizio? Ho osservato il caos nel mio sistema-macchina, la chiave che non funziona. Ho deciso, grazie alla conoscenza e all’intuito, di rivolgermi alla persona giusta, cioè a un altro che li osserva, eccome, i segnali nel sistema e infatti i suoi affari vanno bene, crisi o non crisi. Quest’uomo non si è limitato a crearmi le condizioni del problem solving, ma ha anche arricchito la consulenza, davvero strategica, di ciò che riguarda realmente la questione dell’osservazione dei segnali nel sistema.

 

In primo luogo, l’etica che si esprime attraverso il lavoro, la micro-etica, che non è l’etica “piccola”, meno importante, irrilevante, al contrario, è quel dettaglio che fa la differenza fra un uomo che lavora con passione e attenzione all’altro, ottenendo risultati, e un altro, che non perde occasione per dimostrare a se stesso e agli altri quanto sia semplice e immediatamente attraversabile la porta della mediocrità, la “porta larga”, direbbe il Vangelo.

La “porta stretta” del mio amico meccanico, che rischia di perdere qualcosa nell’immediato, in realtà, alla lunga, vince la partita e porta a casa i migliori risultati. Cosa ha fatto la differenza? La sua virtù eccelsa? Non credo, non me ne vorrà se dico così, ma penso che la questione sia piuttosto questa: chi osserva la realtà, la scolta, ne segue le traiettorie, si comporta bene perché sa che la realtà non ci tradisce mai, basta osservare e poi agire, di conseguenza.

 

E’ una questione che non riguarda soltanto il “cosa”, ma il “come”. E il “come” coinvolge i metaprogrammi, ma di ciò alla prossima puntata.

 

https://www.youtube.com/watch?v=DBKZivXY9G0

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Marco Del Fa
marco-admin@praticamente-pensando.it

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