Praticamente Pensando - Filosofia in azione

Il pensiero è la prima leva strategica della vita. Noi la chiamiamo “filosofia”. E tu puoi prenderla così: è la strategia che ti insegna a pensare, ti aiuta ad agire e a disegnare la vita che desideri. 

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Perdi il controllo, ritrova la vita

Tutto sotto controllo

Hai mai sentito la frase-cult: “Tutto sotto controllo”?

Bene, questo è il motto di chi sta perdendo la vita, ma non lo sa.

La paura e il controllo

Noi siamo stati programmati per difenderci, innanzitutto. La paura è la prima sensazione che proviamo, fin da piccoli, e ciò non a caso, dipende dai nostri antenati, che vivevano tra mille pericoli e senza alcuna protezione naturale. La paura, dunque, è la nostra prima compagnia, nella vita.

Una compagnia spesso fredda, ma anche istruttiva, utile, necessaria. Non puoi avere coraggio se non provi la paura, la fifa blu che ti inchioda, superando la quale, potrai agire e fare qualcosa di imponderabile e che neanche tu ti saresti mai aspettato da te stesso. Ma prima devi avere paura.

Quando hai paura, vuoi fare una cosa, normale: controllare tutto. Tutto-sotto-controllo. Chi ha una fobia lo sa bene. Ma una fobia ce l’abbiamo tutti, quindi tutti noi lo sappiamo molto bene.

Ecco, a questo punto, quando vuoi tutto sotto controllo, ti capita un evento davvero inatteso: perdi sempre di più il controllo. Perché? Semplice, perché la realtà, come cantava Giorgio Gaber in una delle sue formidabili canzoni filosofiche, “è più avanti”, non l’hai creata tu e, dunque, non puoi pretendere di controllarla.

Neanche un artigiano provetto ha in mano il codice per controllare perfettamente la resistenza del tavolo in mogano che ha costruito, c’è sempre la variabile impazzita e, prima ancora che un concetto, questa è un’esperienza, basta vivere, senza farsi divorare troppo dalla paura di vivere, prima causa della nevrosi.

Quindi, “tutto-sotto-controllo”, niente da fare, lascia perdere. Niente sotto controllo fino in fondo, ma, nonostante ciò, molta scienza nuova da apprendere, proprio in quanto la realtà non la puoi controllare fino in fondo.

La ragione e il sentimento

Facciamo due esempi tratti dalle due sfere della persona umana, la ragione e il sentimento.

Il filosofo Jean Guitton spiega che “il primo passo del pensiero è una certa non-intelligenza davanti a ciò che tutti credono di comprendere”.

In altre parole, se vuoi conoscere davvero qualcosa di nuovo, devi apprendere l’arte di saper perdere il controllo. Tanto, comunque, di fronte al “qualcosa di nuovo”, lo perderai, il divinizzato controllo, allora tanto vale rendere ciò utile e strategicamente efficace e produttivo.

La conoscenza

Il “sapere di non sapere” di Socrate è, in realtà, l’idea della perdita del controllo davanti alla realtà da conoscere, come attitudine alla genialità, alla creatività e perfino al benessere psichico, morale, spirituale e fisico. Un concetto simile lo trovate nel libretto di Eugen Herrigel,Lo zen e il tiro con l’arco.

La conoscenza, dunque, è una perdita di controllo strategicamente orientata alla massimizzazione delle risorse impegnate nell’azione di conoscere.

Consiglio pratico: sposta il baricentro dal tuo Ego alla realtà e perdi il controllo con gioia, perché Dio non solo “ama chi dona con gioia”, ma anche chi conosce con la medesima gioia.

La conoscenza, poi, è una forma di amore gratuito, quindi è la stessa realtà, di fatto. Si tratta di scegliere, dunque. I grandi geni dell’umanità hanno fatto questa scelta e le loro opere ci parlano ancora di loro, perché hanno saputo perdere, eccome, e con classe, il controllo sulla/della realtà.

L’amore

Veniamo ora al sentimento, cioè all’amore. Terreno delicato e sdrucciolevole, di cui non sono certo compiaciuto stratega o esperto, al contrario. Ma proprio per la carica dilettantesca e in un certo senso “garibaldina” del mio approccio all’amore, mi sento di dire che Roland Barthes avesse ragione: amare significa dipendere, sì, ma attivamente, ossia scegliendo quella dipendenza come apertura dell’anima sulla realtà.

Se dipendo, posso domandare, insistere, entrare nel territorio dell’altro/a, insomma, in definitiva esistere per lui/lei e quindi, con lui/lei, e questo significa amare.

E cos’è questa, se non una gigantesca perdita di controllo sulla realtà, a cominciare dalla prima realtà con cui abbiamo a che fare fin dalla nascita, cioè noi stessi?

Leonardo da Vinci

Eppure, nonostante il rischio insito in tutto ciò, c’è qualcuno che non invidierebbe Leonardo da Vinci, per la sua perdita di controllo della realtà, che gli ha permesso di dipingere L’Ultima Cena e creare, inventare, profetizzare mondi fino ad allora neanche immaginabili dalla mente più creativa? Oppure Shakespeare, che, avendo perso mille volte il controllo dei suoi sentimenti, ha potuto ispirare perfino il cinema contemporaneo, con l’immagine di uno Shakespeare in Love?

Praticamente Pensando