Sull’esperienza, ovvero buon viaggio

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di Raffaele Iannuzzi

Cesare Cremonini

Cesare Cremonini ha fiuto vero per le cose della vita, quelle piccole grandi realtà così tanto amate e cantate dai poeti. Le passeggiate solitarie, la solare ascesa di una certezza, il tramonto visto dal lato del giorno che verrà, dopo la fine…la vita è tutta una trama di incontri, esperienze e fatidici sì e no ai primi e alle seconde, che poi spesso son la stessa cosa.

Buon Viaggio

La canzone, che va tanto sulle radio, Buon viaggio, appunto – e io, che ascolto la plebea e intrigante Radio Subasio ogni giorno, in macchina, confermo – agguanta proprio, in modo gustoso e ultimativo, il cuore della questione:

 

“Buon viaggio

Che sia un’andata o un ritorno

Che sia una vita o solo un giorno

Che sia per sempre o un secondo

L’incanto sarà godersi un po’ la strada

Amore mio comunque vada

Fai le valigie e chiudi le luci di casa

Coraggio lasciare tutto indietro e andare

Partire per ricominciare

Che non c’è niente di più vero

Di un miraggio

E per quanta strada ancora c’è da fare

Amerai il finale

Share the love

Chi ha detto

Che tutto quello che cerchiamo

Non è sul palmo di una mano

E che le stelle puoi guardarle

Solo da lontano

Ti aspetto

Dove la mia città scompare

E l’orizzonte è verticale

Ma nelle foto hai gli occhi rossi

E vieni male

Coraggio lasciare tutto indietro e andare

Partire per ricominciare

Che se ci pensi siamo solo di passaggio

E per quanta strada ancora c’è da fare

Amerai il finale

Share the love

Il mondo è solo un mare di parole

E come un pesce puoi nuotare solamente

Quando le onde sono buone

E per quanto sia difficile spiegare

Non è importante dove

Conta solamente andare

Comunque vada

Per quanta strada ancora c’è da fare

Share the love

Voglio godermi un po’ la strada

Amore mio comunque vada

Buon viaggio.”

La vita è segnata dalla gratitudine

La vita è segnata da questa gratitudine che ti fa dire, quando upi, vuoi e sai: “buon viaggio”. Che sia un giorno, un minuto, un anno, tutta la vita, sempre buon viaggio. Watzlawick, nelle sue impareggiabili Istruzioni per rendersi infelici, scrive che, per essere felici, c’è un imperativo categorico, l’unico, lieve ma necessario, da adottare: godersi il viaggio, al di là dell’esito, dell’arrivo, insomma. “Conta solamente andare”.

Il senso della vita

Se la vita ha un senso, e ce l’ha – solo che “senso” vuol dire direzione, quindi scoperta dinamica di dove si voglia andare, con chi, attraverso quali strade, non è scontato, banale, immediato, da mettere in agenda e basta -, allora l’esperienza che facciamo qui e ora apre davvero nuovi orizzonti. Cos’è l’esperienza? Al di là delle mille definizioni filosofiche, essa ha a che fare con un processo – e su questo blog amiamo i processi, perché amiamo agire e impattare il reale -, questo: accorgersi di crescere.

Quando faccio realmente esperienza? Quando mi accorgo di crescere.

Quando, dunque, riesco a dire “buon viaggio” a me stesso e agli altri, senza la tristezza del “partire è un pò come morire”, perché non è vero: “voglio godermi un pò la strada, amore mio, comunque vada”.

Cresco quando accetto di cambiare occhi per viaggiare meglio nella vita. Come sapeva Marcel Proust: “Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”.

 

Tutto qua, si fa per dire, perché cambia tutto. Un salto quantico. Se ti autosaboti costantemente pensando, o illudendoti, per meglio dire, che la realtà possa darti cose grandi senza grandi attraversamenti di paludi, mari, oceani, pampas sconosciute, amori imprevisti e tormentati, non farai mai veramente fino in fondo esperienza e, alla fine, rimpiangerai tutto ciò che non hai fatto, perché il dannato buon senso, che tutto controlla di te, fino allo stremo dei tuoi perché, l’ha fatta da padrone per troppi anni. Fino a morire di vita mai saziata perché mai voluta, la vera infelicità. Un aborto.

Sull’esperienza non ho altro da dire: buon viaggio. Il resto è il passo del primo sì.

 

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