Il gioco interiore dei significati, la nostra “New York state of mind”

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Lo stato della mente, ovvero la consapevolezza

New York State of Mind, 1978, Billy Joel. State of Mind – www.urbandictionary.com:
“The status of ones consciousness, as in their perception of the outside world, their perception of their own intuition, and the function of their brain”.
Liberamente ma non arbitrariamente tradotto: lo “stato della mente” è ciò che oggi chiameremmo “consapevolezza”, quella trasparente certezza di sé che apre ad un profondo rapporto con la realtà interiore ed esterna.
Il dinamismo interno che tutti noi viviamo, appunto più o meno consapevolmente, è il gioco interiore dei significati vitali, di tutto quel mondo che ci rende ciò che siamo. I significati non sono qualcosa di astratto ed etereo, sono, al contrario, pesanti come pietre, come certe parole che pesano, ricevute come offesa o giudizio. I significati sono i nuclei portanti delle azioni e le azioni poggiano sulle convinzioni.

 Mondo umano=mondo dei significati

Ma non esiste mondo umano interiore senza il dominio gentile ma pesante dei significati.
 Le civiltà sono state costruite sui significati. Uomini, individui, singoli individui, e popoli hanno tracciato nuove e resettato antiche mappe della vita e della storia abbracciando significati e convinzioni.

Cos’è il potere: le idee sono, in verità, forze.

Ecco perché un grande scrittore, non a caso americano, Henry James, fratello del geniale William James, uno dei padri della psicologia moderna, ha detto:
“Ideas are, in truth, forces. Infinite, too, is the power of personality. A union of the two always makes history”.
“Le idee sono, in verità, forze. E infinito è anche il potere della personalità. L’unione dei due fa sempre la storia”. Questa è la definizione del potere, del vero potere: due forze insieme, le idee e dunque i significati, e la dominanza della personalità, un vero big bang.
Cos’è un nuovo anno o un nuovo tempo che comincia senza la consapevolezza della granitica forza di questa alleanza?
Tutto è importante, nel movimento della vita, tutto conta, soprattutto ciò che i mediocri dicono non conti nulla, ovvero i dettagli. Dio è nei dettagli e anche il diavolo si trova bene da quelle parti, perché il bene e il male riposano sempre tra le pieghe della realtà, nei minuti scandagli del vivere quotidiano.

Esiste la “banalità del male”, ma non la “banalità” del bene

C’è chi ha parlato di “banalità del male” (Hannah Arendt ).  Mai si può parlare, però di “banalità” del bene, perché esso è sempre il frutto di una decisione che, forte dei significati, avanza attraversando e superando il male. La lezione di San Paolo qui dice molto: il male viene vinto solo dal bene, non dal giudizio morale o moralistico. Solo il nucleo generativo, cioè attivo, proattivo e creativo del vivere, dell’agire, del pensare e del fare, anche insieme, sconfigge il lato oscuro della vita.
Ecco, il gioco interiore dei significati ha una carica carismatica, attrattiva e generativa immensa, si tratta di porre a se stessi le domande giuste, la prima: su quali significati poggia la mia vita?
I miei risultati, grandi e piccoli, sono frutto di cosa, di quali significati e convinzioni?
Le mie intenzioni di bene, successo e libertà (anche finanziaria) si fondano su cosa, su quale visione della vita e su quale mappa di significati?
Sempre sapendo che la mappa non è il territorio, che c’è sempre molto di più da scoprire, ma anche che da qualche parte si deve pur cominciare.

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