Praticamente Pensando - Filosofia in azione

Il pensiero è la prima leva strategica della vita. Noi la chiamiamo “filosofia”. E tu puoi prenderla così: è la strategia che ti insegna a pensare, ti aiuta ad agire e a disegnare la vita che desideri. 

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La Meditazione: l’arte di osservare la realtà

La meditazione, così come percepita da molti occidentali, significa starsene seduti, magari in posizioni particolarmente scomode, seguendo noiose tecniche di respirazione insegnate da guru orientali o da eclettici maestri che non fanno altro, non fanno nulla, dalla mattina alla sera se non meditare. Gente che, quindi, si può permettere il lusso di non fare nulla, perché altri provvedono per loro. Questo è, in breve, lo stereotipo degli occidentali in riferimento a coloro che meditano o pregano.

 

La meditazione è, invece, una predisposizione umana, come vedremo di seguito.

La meditazione non è appannaggio dell’Oriente che, soprattutto con lo yoga, ne ha fatto un’ arte, uno stile di vita, prima ancora che una serie di tecniche, ma esiste anche nell’Occidente, nel mondo greco di Pitagora, Platone, Aristotele ed altri pensatori greci.

 

Secondo una certa tradizione gnostica, Gesù di Nazaret è rimasto in meditazione presso il popolo degli Esseni, prima ancora di rivelarsi come il Cristo; la meditazione, poi, era presente nei sacerdoti dell’antico Egitto, come pure nelle sacerdotesse degli antichi culti matriarcali.

Raccoglimento meditativo e onde cerebrali

Il raccoglimento meditativo, aldilà delle tecniche più o meno utili, più o meno profonde, è un processo naturale della mente, che ogni persona attraversa, che ne sia consapevole o meno.   Sotto l’aspetto scientifico, sappiamo che il cervello, durante la meditazione, cambia frequenza: dalla frequenza denominata “beta” della veglia ordinaria, in cui siamo vigili e reattivi, spesso istintivamente, attenti a tutti gli stimoli dell’ambiente esterno, nel lavoro, nello sport, nella famiglia, passiamo ad una meditazione, che gli yogi definirebbero leggera, superficiale, attiviamo una frequenza cerebrale denominata “alfa”, in cui vengono mobilitate molte altre risorse del pensiero e della mente. Uno stato, questo, che è già di meditazione, capace, quindi, di favorire l’introspezione ed il pensiero creativo, l’intuizione e la consapevolezza, nonché in grado di favorire il distacco dal pensiero discorsivo continuo, turbinoso ed emotivo dello stato beta.

Onde cerebrali
Onde cerebrali

La meditazione dell’uomo comune occidentale, di chi non è “allenato” a particolari tecniche che lo porterebbero ancora più in profondità, alla attivazione dello stato “teta”, inizia proprio da qui.   Qui si manifesta la meditazione filosofica.

Questo raccoglimento della mente apre uno spazio interiore, lo libera dalle preoccupazioni, dalle emozioni dominanti ed incalzanti, che attivano reazioni a catena, dai pensieri ossessivi e compulsivi, permettendoci, così, di osservare la realtà con un’altra lente, un altro filtro o, se preferite, senza filtri.

La meditazione è, quindi, l’arte di osservare la realtà, così come è.

Immediato e ben fondato il riferimento alla formula teoretica della fenomenologia di Husserl: Ze den Sachen selbst! Verso le cose stesse!

Husserl
Husserl: Ze den Sachen selbst! Verso le cose stesse!

La Realtà interiore

Si tratta della realtà in senso ampio: la realtà esterna, l’ambiente ma, prima ancora, la realtà interiore, perché è questa che possiamo vedere veramente. Abbiamo dentro di noi una rappresentazione della realtà esterna, una rappresentazione che deriva dalla percezione delle cose, dal ricordo delle esperienze, dalla elaborazione del nostro cervello. Fu Platone a richiamare il paradigma della Memoria come realtà archetipica della conoscenza: conosciamo ciò che ri-memoriamo. E, conoscendo attraverso questo filtro interiore, in realtà non facciamo che andare verso le “cose stesse”, che abbiamo già “introiettato” nell’anima e nelle facoltà percettive. Inside-out, dentro-fuori, come del resto la logica matematica del ‘900 aveva documentato attraverso la vasta logica degli insiemi.

Meditazione: osservazione neutra ed imparziale della res

In questa cornice, la meditazione diventa osservazione neutra ed imparziale della cosa, della “res” (e dalla parola “res” deriva il termine-concetto “realtà”), del fenomeno tangibile o intangibile, di un evento della nostra vita, di un oggetto materiale o di un concetto astratto, un’ emozione, una categoria filosofica. E’, infatti, “res” tutto ciò che, tangibile o intangibile, attraversa l’ampio orizzonte della mia esperienza. La lezione di Tommaso d’Aquino che finemente afferma che non vi è niente di conoscibile che non passi prima attraverso i sensi deve essere qui trattenuta e reinserita nell’ elaborazione della categoria e dell’esperienza della “meditazione”.

 

Osservazione dell’oggetto senza giudizio

Dall’osservazione dell’oggetto, dentro e fuori, dallo sguardo che abbraccia l’oggetto a trecentosessanta gradi, senza partire subito dal giudizio del bello o brutto, vero o falso, giusto o sbagliato, da questa potente osservazione, prima generale, totalizzante, poi dettagliata ma sempre integrale, aperta all’accettazione libera e creativa, scaturisce il cambiamento evolutivo. Nessun giudizio e nessun ostacolo alla conoscenza, salvo il filtro percettivo individuale che raccoglie testo e contesto della storia personale, lanciandola sul proscenio dell’universalità.

osservazione del pensiero
osservazione attenta del pensiero

L’osservazione attenta del pensiero, il pensiero che osserva se stesso nel proprio divenire costituisce il nucleo primario del processo meditativo, la nascita del pensiero filosofico, che non si accontenta di categorizzare, ma si muove, talvolta a tentoni, intriso di curiositas e spirito di ricerca, ciò che potremmo definire fame di verità. L’esplorazione qui sommariamente descritta tende ultimamente alla ricerca del vero.

 

Fin dove può spingersi la nostra mente, in questo processo di esplorazione?

La tensione delinea l’arco di ricerca e di intenzionalità, tale per cui il soggetto esplorante e l’oggetto esplorato diventano un tutt’uno: il pensiero osserva il pensiero.

Cogito ergo sum

Il soggetto diventa consapevole di pensare: “cogito ergo sum”, penso dunque sono! Se penso e dunque sono, allora agisco come essere pensante e lo stesso pensiero è un “performative speech”, un discorso performativo (John L. Austin). “I pensieri sono azioni”: con Wittgenstein, giungiamo ad una prima messa a punto di questo percorso.

Consapevolezza del pensiero.

Sia la tradizione meditativa orientale, sia quella occidentale ricercano questa consapevolezza.

Penso ad una cosa e sono consapevole di pensare a quella cosa. Questo è l’atro nucleo fondamentale della meditazione, del pensiero consapevole. La consapevolezza qui si lega evidentemente all’intenzionalità. L’intenzionalità è il primo motore di ciò che definiamo, mutuando il concetto da Giulio Preti, “orientamento attivo verso il mondo”.

Il controllo dell’ IO

L’osservazione si affina, l’attenzione si divide, osserviamo intenzionalmente e siamo osservati, osservati anche dall’interno, ossia da noi stessi. Possiamo riprendere il controllo della nostra mente. “Controllo” che non significa rigido governo o “bloccaggio” delle funzioni mentali, il che sarebbe impossibile, ma espansione della consapevolezza della nostra intenzionalità. Il nostro IO, il nostro Io superiore controlla adesso la nostra mente; attraverso la consapevolezza possiamo liberare nuove energie, possiamo liberare la nostra volontà dagli automatismi che imprigionano la nostra vita, possiamo vedere e riconoscere i processi automatici dettati dall’inconscio, dalle esperienze passate e da ciò che l’ha originata; possiamo infine comprendere da cosa scaturiscono, come si evolvono e quali effetti producono.

 

La meditazione diventa, così, l’osservazione del pensiero e al tempo stesso dei nessi di causalità tra i fenomeni: non c’è conoscenza che non sia meditazione.

Una parola per evocare il processo meditativo

Talvolta basta una parola evocativa o evocatrice per attivare il processo meditativo e filosofico, ritrovando, nella mente, quella soluzione “ispirata” del problema, che cercavamo da tempo.

Nella meditazione i processi deduttivi e induttivi si compenetrano in un flusso continuo e armonico: osservazione e riflessione, attenzione e memoria, conscio e inconscio, collaborano all’instaurazione dell’equilibrio dinamico (e perfino psicodinamico) dell’essere umano, e ciò nell’unione e non nella separazione.

La meditazione filosofica come osservazione delle passioni umane

La meditazione filosofica come osservazione delle passioni umane, piacevoli o spiacevoli che siano, nella accettazione integrale dell’ essere così come è – perché solo “il vero è l’intero”, come afferma Hegel -, senza ideologismi preconfezionati, permette una progressiva integrazione e ricomposizione degli elementi della psiche, un work in progress continuo, con gps incorporato, direzione: consapevolezza e conoscenza della realtà. Questo dinamismo permette una governance della crisi interna, che non è più crisi, non più ostacolo, ma opportunità di crescita interiore. Come, del resto, richiama la stessa parola “crisi”.

meditazione e controllo del pensiero

Talvolta, a fine giornata, ci troviamo a riflettere su come sia andata, quali eventi, quali esperienze abbiamo vissuto, ebbene, così facendo, stiamo già meditando, stiamo già osservando noi stessi e l’ambiente attraverso il filtro della memoria che ci ripropone i fatti, con tutte le emozioni annesse e connesse. Fu Seneca a iniziare la pratica dell’esame di coscienza, con un procedimento simile a quello sin qui descritto.

 

In questa naturale sessione meditativa possiamo solamente lasciarci trascinare dalle emozioni oppure possiamo fare un “upgrade”, attraverso l’osservazione consapevole dell’esperienza, conoscendo le luci e le ombre, le caratteristiche della nostra personalità, e perché no, diventando consapevoli del fatto che stiamo osservando ciò che stiamo osservando, scusate il gioco di parole. L’essere è!

 

Anche portando l’attenzione sulle azioni durante la giornata, possiamo attivare il processo meditativo, interrogandoci come e perché svolgiamo una certa azione, anche un’azione che ripetiamo da sempre. Importante è rompere la routine, rimettere tutto in gioco, vedere l’azione, la situazione come se fosse la prima volta, osservare gli effetti e valutare le cause.

Anche parlando con un’altra persona possiamo insieme meditare ed esplorare dialetticamente i fenomeni, in questo modo il pensiero meditativo diventa necessariamente pensiero filosofico, si esteriorizza attraverso il linguaggio, attraverso la comunicazione, diventa un pensiero condiviso. Attraverso il confronto delle rappresentazioni soggettive della realtà si innesca un processo che muove naturalmente verso un’ interpretazione più obiettiva., capace di tenere insieme tutti i fattori in gioco.

La sfida della vera “concretezza”

La sfida della vera “concretezza” è quella legata all’etimo della parola, dal verbo latino “concrescere”, crescere-insieme, è dunque “concreto” ciò che cresce insieme alla totalità dei fattori in gioco e, infine, spinge verso una consapevolezza più completa e nitida della realtà stessa. Ciò che è “astratto”, invece, tende a “singolarizzarsi”, ad “individuarsi”, ad essere un frammento del tutto, un’appendice spuria derivante da una parziale riduttiva e pre-giudiziale interpretazione e lettura della realtà, in cui alcuni fattori sono elevati ad universale. E’ il contrario della mentalità comune: “concreto” è solo il “tutto” (ripetiamo: “Il vero è l’intero”, Hegel); “astratto” è essenzialmente il “dettaglio”, il “frammento”, ciò che pretende di elevarsi a misura del tutto, essendo, invece, solo “parte”, elemento staccato dal “tutto”, dunque “morto” in sé. La vita è la totalità; la morte è il particolare soffocante e inevitabilmente votato ad alimentare un’ideologia astratta e, come il ‘900 e non solo ha dimostrato, anche violenta.

Marco Del Fa

Praticamente Pensando