Praticamente Pensando - Filosofia in azione
Le strategie filosofiche che ti insegnano a pensare,
agire e a disegnare la vita che desideri

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In principio era l’azione, anzi, è l’azione

In principio era l’azione, Goethe docet

Introduzione

Azione. In principio era l’azione, Goethe docet. Anzi, al presente: è l’azione. E’ sempre l’azione, al principio.

Si capisce facendo e Tommaso d’Aquino incalzava: in actu exercito. L’azione delinea il perimetro della coscienza che si muove in vista di un obiettivo. Machiavelli vedeva in ciò l’essenza della “virtù”, che è, prima di tutto un modello di razionalità del tutto speciale. E’ la razionalità rispetto allo scopo.

Questo è il  primo passo: just do it, agire è un modo tanto umano quanto geniale di uscire dalla solitudine.

C’è poi da considerare un passo di secondo livello: le parole stesse sono azioni (Wittgenstein). Se prometti qualcosa a qualcuno, stai agendo, attraverso le parole, ossia il linguaggio. il linguaggio serve a pensare, prima ancora che comunicare: e pensare è un’azione di squisita fattura, non c’è bisogno di rispolverare il vecchio motto cartesiano, Cogito, ergo sum.

La vera domanda allora non è: “come faccio a…?”

Se tutto questo è vero, allora la domanda cruciale non è: “Come faccio a…fare questo o quello?”. “Come faccio a cambiare, agire, guadagnare, fare attività fisica…”.

Mettere quel “come” significa spingere all’angolo la pietra angolare della conoscenza: devi agire. Conoscere significa entrare nella dimensione “in actu exercito”, ossia mi sposto in avanti. E spostarsi in avanti equivale a misurare la propria attitudine e disponibilità a diventare protagonista della vita: come hai fatto a camminare? Qualcuno ti ha fornito il manuale delle istruzioni? Qualcuno ti ha sintetizzato in un libro le cose da fare? Ovviamente no.

E come hai fatto ad imparare a scrivere, leggere, fare di conto, apprendere le basi dell’informatica che ti permettono di lavorare al pc?

Nell’unico modo possibile: prima ti sei mosso in direzione dello scopo e, come diceva il generale De Gaulle, dopo questo primo passo, “l’intendenza” è venuta dietro. Ti sei trascinato dietro tutto il resto.

E’ la disponibilità ad apprendere che fa uscire dalle secche e dalle sabbie mobili. Al di là delle formule da circoli motivazionali d’oltreoceano, “nothing is impossible”, niente è impossibile, io preferisco mettere l’accento sul primo passo: è l’orientamento attivo verso il mondo.

La grandezza del primo passo, degli inizi è indescrivibile, immensa, fa il paio con la potenza della mente che cerca la sequenza successiva: tutto si tiene.

Alla domanda, che spesso mi hanno rivolto aspiranti scrittori: “Come faccio a scrivere un libro?”, la mia risposta è sempre stata la stessa, lapidaria: “Scrivi”. Inizia a scrivere. Imbratta la carta che hai davanti a te, assaltala con furia e vigore, rigirala da tutte le parti, fermati, pensa e scrivi, studia, verifica e prosegui. Stop. Il resto è astratta meccanica strategica che porta ad un unico risultato: la frustrazione galoppante e inarrestabile.

Conclusione, per ritornare sul punto

Anch’io ho posto le mie domande sul “come”, naturalmente, nessuno nasce “imparato”. Anni fa, la prima, su un’idea di blog, posta ad un blogger, scrittore e formatore di genio, Sethi Godin: “Seth, come faccio a fare un blog?”. Risposta, lapidaria: “Just do it”. Semplicemente, fallo. Crealo. Aprilo e scrivi quello che ti sta a cuore e che vuoi dire agli altri, produci valore. Tutto qua.

Troppo semplice? Certo, come spesso è capitato, nella storia, lo spiega anche la Bibbia, c’è la storia di Naaman il Siro che è da studiare su questo punto: Secondo Libro dei Re, cap. 2, vv. 5-19. Vale la pena, parla di un semplice bagno nel fiume Giordano da fare, di un guerriero lebbroso, riottoso ed allergico al “just do it”, appunto, Naaman, di un profeta vero e di un servo saggio e generoso, molti ingredienti per un buon piatto a base di verità. Da arricchire, magari, con l’ebook di recente pubblicazione, che trovi sul nostro sito: Orientarsi attivamente nel mondo. Istruzioni per l’uso

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Sottitolo volutamente provocatorio, perché cosa pensiamo dei “manuali”, ora lo sai.

Buona lettura.

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