Praticamente Pensando - Filosofia in azione

Il pensiero è la prima leva strategica della vita. Noi la chiamiamo “filosofia”. E tu puoi prenderla così: è la strategia che ti insegna a pensare, ti aiuta ad agire e a disegnare la vita che desideri. 

Condividi su

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su pinterest
Condividi su telegram

L’essenziale è invisibile agli occhi: sulla reinvenzione della vita

L’essenziale è invisibile agli occhi: sulla reinvenzione della vita

L’essenziale è invisibile agli occhi. Cosa significa?

L’illusione umana più resistente alle obiezioni è legata alla presunta facoltà di conoscere la realtà nella sua interezza. lo strumento per far ciò sarebbe la percezione attraverso i cinque sensi.

In realtà, come afferma Einstein:, il punto è davvero un altro:

“Non smettiamo mai di osservare come bambini curiosi il grande mistero nel quale siamo nati”.

La vita è un cammino dello sguardo e la curiosità è il motore di questo movimento di continua osservazione. Il metodo è imposto dall’oggetto, dunque per un oggetto come la vita non c’è altro metodo che l’apertura dello sguardo.

Aristotele inizia la sua riflessione metafisica con la chiave geniale della meraviglia. Il verbo greco non è attivo, ma è passivo, perché è l’uomo ad essere colpito, come percosso, dallo stupore: da questa apparente passività, ma recettiva, si spalanca lo sguardo. Da questo momento in poi, può cambiare tutto.

L’essenziale è dentro questo geniale funambolismo dello sguardo, che va ad incrociarsi con la prospettiva ulteriore e mai interamente decifrabile del mistero. Perché la vita non è un problema da risolvere, ma un mistero da vivere.

L’essenziale è, dunque, invisibile agli occhi che non si focalizzano sui dettagli preziosi del vivere: le piccole cose non tradiscono mai la vena autentica di una ricerca.

Dunque, il paradosso dell’osservazione della realtà consiste nella doppio vincolo tra un osservatore curioso che si lascia impattare , stupito, da alcuni segmenti del reale, e la realtà osservata che, da un lato, si rivela nel senso elementare e ingenuo del darsi, dall’altro compie il passaggio legato all’etimo del verbo “ri-velare”, che rimanda al velare di nuovo. Come il mistero della vita: essa si dà e insieme si cela all’occhio dell’osservatore. Il diavolo, diceva la teologia antica, si cela nei dettagli, ma anche il divino che compie l’esistenza riposa in esso, si tratta di discernere, sempre.

L’essenziale è invisibile agli occhi perché è la proiezione di chi osserva

Dunque, l’essenziale c’è, si dà, si ri-vela, ma l’occhio umano non potrà mai saziarsi dei suoi doni. E’ come un amante capriccioso che si dà, si concede, ma non si sottomette alle bramosie dell’altro.

Ciò produce uno spostamento fondamentale nella crescita personale: la consapevolezza dell’effetto proiettivo di ogni conoscenza.

Alcuni esempi per sviluppare questo concetto.

  1. Cos’è un business plan? In realtà, al di là dei dati oggettivi, nient’altro che la proiezione di aspettative e bias, ossia pregiudizi e prospettive, di un’azienda in relazione alle variabili non controllabili del mercato. In altri termini, è un protocollo schematico della proiezione dominante. Questa proiezione viene poi etichettata, direbbe la PNL: “business plan”.
  2. Cos’è un rapporto affettivo? Un mondo di sensi, sentimenti e proiezioni, che toccano soprattutto la parte inconscia, che attende il mistero della compensazione e della realizzazione. In altre parole, è una proiezione di desideri, sentimento e prospettive future, volte a costruire o indebolire la radice di chi ama e di chi è amato, reciprocamente considerati.
  3. Cos’è la reinvenzione, di cui trattiamo molto, in fondo? Si tratta di un sistema proiettivo che prende sul serio il dinamismo vitale che incessamente cerca di adattarsi flessibilmente, da un lato, e dall’altro, diventare dominante, per il bene della persona. La vita è movimento, ecco perché c’è la reinvenzione. Senza questa dinamica proiettiva, di cui dobbiamo conoscere sia gli aspetti positivi come parimenti quelli negativi, non si darebbe alcuna crescita e nessuna avventura generativa nella vita. Ma qui cozzeremmo contro i bisogni elementari dell’uomo che, da un lato, vuole la sicurezza, ma, dall’altro, non vuole averla come gabbia e polizza assoluta, pena il decadere della vita a sequenzialità sterile e priva di significato e orientamento. L’entropia, o il caos, in altri termini, è necessario all’ordine e viceversa.

 

La storia umana è il teatro del cammino dello sguardo: il “caso Machiavelli”

Winston Churchill ripeteva ossessivamente: “Study history, study history, study history”. Studia la storia, studia la storia, studia la storia.

Perché? In parte perché “lo storico è un profeta che guarda indietro” (Schiller). Ma vi è una ragione ancora più potente: il dispiegarsi dei comportamenti umani, ancorati al cammino dello sguardo ed al dinamismo proiettivo, si declina nell’arena storica, nel calderone dei conflitti, dei drammi, delle battaglie e perfino del “grande mattatoio” (Hegel) che da essa deriva.

Non a caso, Freud si è cimentato varie volte con il teatro storico e lo spazio storico-antropologico dei comportamenti umani, dell’emergenza dell’inconscio nei movimenti collettivi. Jung ne ha trattato creando la categoria di “inconscio collettivo”. Il genio che penetra la sfera proiettiva della conoscenza e della percezione, anche affettiva, si cimenta sempre con la storia.

Il nostro campione è l’eterodosso e irregolare Niccolò Machiavelli. Un uomo che ha vissuto avendo addosso la sensibilità della proiezione del bene e del male sulla vita e sulla collettività. Un maestro di analisi psico-antropologica, certamente non uno scienziato della politica. La sua fu una conquista del linguaggio della vita sui sistemi proiettivi dominanti della sua epoca. Ne esce fuori un nuovo cammino dello sguardo che, infine, rimette in sesto un’idea tanto fondata quanto efficace di reinvenzione: scomparire per rinascere e generare l’inedito. Reinventarsi così significa ripescare dall’angolo il mistero della vita, rilanciandolo, come sfida perpetua, nello spazio sia individuale – il Principe siamo noi -, sia pubblico – il principato è la nostra vita, che non può che articolarsi in comunità affettive, istituzionali, sociali -: il genio crea sempre un linguaggio.

L’inconscio stesso è un linguaggio, come lo psicanalista francese Jacques Lacan ha mostrato con rigore e creatività mossa espressiva.

L’essenziale è, dunque, invisibile agli occhi, in quanto destinato a generare un gigantesco sistema proiettivo, con i suoi limiti e le sue straordinarie potenzialità. 

Cogliere la ricchezza di questo movimento interno ed esterno – inconscio e conscio – aiuta la fase della reinvenzione che, da sempre, è un laboratorio a cielo aperto.

“Ma il cielo è sempre più blu” (Rino Gaetano)

 

Condividi i nostri contenuti su:

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su telegram
Telegram
Condividi su pinterest
Pinterest
Condividi su tumblr
Tumblr
Condividi su skype
Skype
Praticamente Pensando