Praticamente Pensando - Filosofia in azione

Il pensiero è la prima leva strategica della vita. Noi la chiamiamo “filosofia”. E tu puoi prenderla così: è la strategia che ti insegna a pensare, ti aiuta ad agire e a disegnare la vita che desideri. 

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Il calcio come simbolo della vita. Appunti di filosofia del gioco

 

                          Correre sulla fascia, venendo dalle retrovie: il mio “calcio”

 

Il calcio come simbolo della vita. Non importa saper giocare bene al calcio, almeno non per quanto serve alla vita. Il talento è sopravvalutato. Anche nel calcio.

Una canzone di Francesco De Gregori esprime mirabilmente questo pensiero:

“Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo, dalla fantasia…”.

Sbagliare un calcio di rigore non sposta niente nell’orizzonte di un’esistenza. Ciò che cambia il paradigma è il coraggio, l’altruismo e la fantasia. Ossia, la vita in azione. E’ un deciso orientamento attivo verso il mondo.

Ho giocato a calcio, come molti della mia generazione, nei campetti e poi più seriamente, ma senza dimostrare particolari capacità. Salvo una: l’inconscia percezione che, dietro quel girare convulso attorno ad una palla, ci fosse molto di più che pratica sportiva o passionacce plebee.

Ho sempre corso come un matto sul campo, da terzino destro, tiravo in corsa ed arretravo, l’allenatore mi gridava la verità calcistica: “Questa non è l’atletica leggera, devi giocare la palla”. Ma era forse la palla che giocava me. Correre come un cavallo, guadagnando spazio sul campo, venendo dalle retrovie, la mia specialità. Quasi una sfida, sommessa, una provocazione, spesa nella gratuità, in un’età in cui le energie appartengono al destino, prima che al corpo.

Il calcio non è solo calcio. Lo sport, che richiama al divertimento, ossia al guardare altrove, da un’altra parte, non è solo muscoli e strategia, è mistica della sofferenza, in attesa della resurrezione, che si chiama, infine, “risultato”.

Ecco perché la finale dei Mondiali di calcio, che hanno visto trionfare la Francia, talentuosa, sulla Croazia, permanentemente belligerante, hanno messo in scena il mito e l’archetipo del comportamento umano (Bernhard Welte).

 

                        Quando il gioco si fa duro, i duri comincano a giocare…

 

 

John Belushi ha celebrato se stesso e la parodia della verità della lotta in questo spezzone di un supercelebrato (e sopravvalutato) film. Ma le cose non stanno così: il gioco non è mai duro di per sé, attrae semplicemente la “gara di competizione” (Bernhard Welte) e ciò perché ad essere dura e non controllabile è, innanzitutto, la vita.

D’altra parte, se così non fosse, non ci sarebbe neanche il succo della competizione sportiva, perché lo “sport” ha parentela stretta con la lotta e con il combattimento (la versione salottiera del “di-vertimento” non regge l’urto della vita).

 

                                           Vita in azione: la filosofia del gioco

Non è molto originale, lo so, ma è indubbiamente molto originario: non c’è cosa più seria del gioco.

Il gioco, nella sua essenza ed espressione, è:

  • un naturale e creativo orientamento attivo verso il mondo;
  • un contesto esperienziale in cui la lotta, essendo regolamentata, diventa occasione e condizione di civiltà ed evoluzione umane;
  • uno spazio simbolico che nutre l’inconscio e strattona la razionalità fino al punto di renderla imprevedibile strategia;
  • il mondo degli archetipi, quei modelli di comportamento e simboli, insieme, chiamati a ridare senso al caos, a riportare la vita – in azione, eccome – al punto sorgivo ed originario della neghentropia, ossia dell’ordine, della non-entropia.

 

Allora, stando così le cose, e visto che la crescita personale si muove tra caos e ordine, come la mettiamo con il cambiamento? Non trovi che sia l’unica realtà tangibile e significativa? E non credi che il vero “gioco” sia proprio la “reinvenzione” della vita, come anche il grande “giocatore” Niccolò Machiavelli aveva genialmente intuito?

 

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