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Come diventare un portatore sano di ottimismo

“Il carattere è permanente, mentre i problemi sono transitori”. Admiral James Bond Stockdale (1923-2005)

 

Dev’essere dura la vita degli ottimisti militanti, quelli che, in fondo, sono la versione più aggiornata del “pensiero positivo” (bbbrrrr…mi vengono i brividi, quando scrivo questa etichetta per “il detersivo che lava più bianco degli altri”, e ormai sai perché…se non te lo ricordi, permettimi di rinfrescarti la memoria), davvero dura. Quando le cose vanno male e quel leggendario bicchiere è sempre mezzo vuoto, mentre loro si ostinano a vederlo mezzo pieno, dev’essere difficile maneggiare bene le carte a disposizione. Il gioco si fa duro e i duri, etc. etc.

Diciamola tutta, però: l’ottimismo ha molte facce, si può declinare in molti modi, come direbbero quelli che hanno studiato. Proprio oggi ho ricevuto per mail l’ennesimo coniglio uscito fuori dal cilindro: “l’ottimismo cinico”. C’è poi l’ottimismo “tosto”, quello “consapevole”…insomma, per essere ottimisti, ci vuole un master in qualcosa di grosso, altrimenti non c’è partita.

Ogni aggettivo qualificativo può farti tornare allo start, come nel gioco dell’oca (citazione da vecchio “matusa”, lo so…). Allora, prendiamo sul serio questa regressione al “grado zero” e infiliamo in questo grande gioco un’altra variabile: il portatore “sano” di ottimismo.

Ciò che ho imparato affrontando autentiche calamità esistenziali e difficoltà di ogni ordine e grado, sia personale che professionale, è che non dovevo mai confondere l’irremovibile fede nella possibilità reale di farcela, alla fine, con uno sterile e impotente ottimismo.

Ponendomi così di fronte alle cose, avrei impegnato tutto me stesso in una severa disciplina, capace di sostenermi quotidianamente, mentre affrontavo i fatti brutali e le circostanze difficili che la vita mi parava innanzi.

Good bye, positive thinking & optimism!

Ecco cosa significa, dunque, diventare portatori “sani” dell’ottimismo: superarlo, trascenderlo o, per dirla con Nietzsche, trasvalutarlo, andare oltre la sua figura, attraversandola e congedandosi da essa.

Ho trovato questa posizione del tutto convergente con il “paradosso Stockdale”, di cui ti parlerò nella prossima puntata.

 

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