La truffa della “libertà finanziaria obbligatoria”

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Libertà finanziaria: di che si tratta?

 

“La libertà è partecipazione”, cantava Gaber, nel secolo scorso. Poi, per affondare ancora di più il colpo, un altro capolavoro, perché c’è sempre qualcuno un pò distratto (e non è mai un caso).

Se farete un giro su Google Trends, digitando “freedom” e “financial freedom”, verrete sommersi dai risultati: un mondo alla ricerca spasmodica della libertà, in bella mostra l’economia: sarò ricco, libero e – naturalmente – felice.

Il bello è che questa massa di stronzate sulla “libertà”, con l’aggettivo qualificativo in default, “finanziaria”, costituiscono più il sintomo di un malessere, che la svolta mentale richiesta dalla vita.

Quel che, in questo mondo, le persone faticano ad accettare è che, contrariamente a ciò che si ipotizza e immagina, la libertà è non solo un “caso serio” da affrontare, ma anche una conquista. Talmente faticosa e dagli esiti imprevedibili che risulta assai più facile parlarne, facendo retorica un tanto al chilo, anziché affrontare di petto la questione.

L’esperienza insegna: l’uomo libero è merce rara sul mercato della vita

Ho fatto il consulente a Roma per una decina di anni e la quantità di yes-men, leccaculo e fintiliberi che ho conosciuto mi richiama costantemente alla verità delle cose: l’uomo libero è una merce rara sul mercato della vita.

Questo è il pensiero dei grandi del passato, che sarebbe necessario modellare – io amo praticare il “modeling storico”, proprio per questo.

Dalla filosofia antica – Platone è una cima che molto può dare alla “causa”, alla modernità, Niccolò Machiavelli in testa, ma non trascuriamo Thomas Hobbes, nel Seicento inglese, per giungere a Nietzsche -emerge, inesorabile, un sospetto sulle facili dichiarazioni di “libertà”.

Qui lo scetticismo è la leva creativa dell’uomo pensante: altrimenti, perché diffondere il mantra sul “critical thinking”, se poi ci beviamo tutto quel che passa il mondo?

Chi è allora veramente libero? Chi ha i soldi? Davvero? Ed è libero anche dai problemi, dai soci che potrebbero fregarlo, dalle relazioni a scopo di lucro spacciate per affetti, amori e dintorni?

E’ libero chi ha potere? E chi lo libera dalle tentazioni che il potere spalma sulla sua strada?

Lord Acton affermava solennemente: “Il potere corrompe e il potere assoluto corrompe assolutamente”.

Il test di una personalità deve essere calibrato proprio sul potere: date un pò di potere a qualcuno, che sia anche la gestione del tombino di fronte a casa sua, e verificate poi il suo comportamento. Una storia vecchia come il mondo. Alzi la mano chi non ha masticato amaro, dopo siffatta prova.

E’ libero chi è felice? A parte la non facile ed impegnativa affermazione circa lo stato della “felicità”, ma anche in questo caso il rischio è quello di diventare schiavo – appunto – dello “stato emotivo” della “felicità”.

E, quando lo “stato emotivo” mi abbandona, sono guai per me stesso e per gli altri: dannata “felicità”, come hai osato abbandonarmi?

Ho recentemente visto un video di Jordan Peterson, che sta facendo fortuna sulle disgrazie mentali e percettive della massa: vietato perseguire la felicità, se si vuole raggiungere un elevato grado di maturità, responsabilità e libertà. Nello smarrimento contemporaneo, questo pensiero, la cui fonte è Aleksandr Isaevič Solženicyn, risulta “laterale”, provocatorio, controcorrente, appunto, perché il vuoto deve essere riempito.

Ma chi sa ed ha letto bene le cose giuste a suo tempo, oltre al grande scrittore russo, può aggiungere il miglior Cicerone, del trattato Sui doveri e Aristotele, Etica Nicomachea, e il cerchio è brillantemente chiuso.

La parola “felicità” sta inondando la piazza pubblica mondiale, definita Rete, per una semplice ragione: la gente scambia l’effetto con la causa. Ciò a causa del travaso della pratica del “mercatismo” nella vita quotidiana (“mercatismo“, intendo, non “mercato“).

Mentre prima gli uomini pensavano a costruire altri uomini, così che potessero funzionare meglio anche nelle attività produttive (di qui il valore dell’ “ozio”), oggi l’eroe è diventato Elon Musk che, per inseguire lo stato emotivo assoluto della beatitudine, grazie ai suoi ciclopici progetti, si sta praticamente ammazzando di lavoro.

Esito finale: la sua Tesla sta crollando in Borsa. Cornuto e mazziato.

E questa sarebbe la “libertà finanziaria”? Libertà da cosa? E soprattutto: libertà per cosa?

Liberi dall’esito, finalmente

La libertà autentica è qualcosa che scaturisce dall’azione che non prevede la misura del suo esito finale. Si è liberi quando si è liberi dall’esito.

Piaccia o meno, questo principio immarcescibile e, questo sì, utile alla vita, lo si trova dispiegato al massimo grado solo nel Vangelo: Gesù parla del modo di essere e di comportarsi dei bambini (Mt 10,13-16) e, ancora, chiede agli uomini di “fare come i bambini”, ossia insegna agli uomini a modellare i bambini (Mt 18, 1-5). Perché i bambini sono il vero modello?

Per una sola, essenziale, ragione: sono creature libere nella prassi e nel pensiero. Liberi dall’esito.

Un bambino gioca e se la gode alla grande, se ne sbatte degli altri, degli adulti, della società, dell’economia, della crisi, vive per essere ed esiste per fare esperienza del mondo.

Sento la domanda dei miei venticinque lettori che monta, incontenibile: “Allora, cosa proponi? Di tornare come bambini? Questa è un’utopia irrealizzabile, noi siamo adulti e non si torna indietro”.

Infatti, non si deve tornare indietro, ma si deve, invece, compiere una svolta già suggerita dal filosofo danese Søren Kierkegaard comprendere la vita all’indietro, vivendola in avanti.

Noi dobbiamo sapere che siamo stati bambini e che, proprio per questo, possiamo modellare noi stessi come bambini; quindi, fatto questo, potremo vivere la vita, da adulti non schiavi della “libertà obbligatoria” (anche della “libertà finanziaria obbligatoria”).

Per chi volesse approfondire, un saggio rimane fondamentale: Paul WatzlawickIstruzioni per rendersi infelici. Non inserisco il link su Amazon, perché leggere questa perla della terapia strategica deve essere una scelta dettata dalla libertà. Chi vuole, dunque, se lo vada a cercare o a scaricare da qualche parte, e se lo legga, caldamente suggerito.

Last, but not least.

Il “pensiero positivo“, come fratello siamese di questo “stato emotivo” da tossicomani della “felicità obbligatoria”, è l’altra faccia della medaglia. Che Dio ci salvi dal “pensiero positivo” e dai “positivi patentati”, obbligatoriamente “positivi”, costi (a loro ed agli altri) quel che costi. Già scritto, in tempi non sospetti.

Il vertice della truffa intellettuale: la libertà “finanziaria”

Alzi la mano chi vuole rimanere povero! Ok…tutti sani, a quanto vedo, nessuna mano alzata.

Alzi la mano chi vuole diventare ricco! Wow! Tutti in piedi, con le mani alzate.

Giusto, sano e portatore sano di buoni germi. Ho perfino scritto un libro sulla “prosperità ispirata“.

Il punto, stavolta, si gioca, però, proprio su quell’aggettivo qualificativo: “ispirata”.

Già, perché “ispirare” ha la stessa radice di “inspirare”. Noi inspiriamo l’aria per vivere e, quando non riusciamo più ad inspirarla, moriamo soffocati. Elementare, Watson.

La trappola della cosiddetta “libertà finanziaria” rientra nel circolo negativo descritto da Richard Bandler come “the chains of the free“, “le catene dei liberi”: le cattive abitudini, una volta accumulato tempo libero, risorse da investire e vita comoda, è agire in modo disordinato e disfunzionale.

L’aspirazione alla “libertà finanziaria” è l’ultimo volo di Icaro verso il cielo, questo sì utopico, della Terra-senza-Problemi, il Paradiso terrestre a costo zero, l’Isola che non c’è. Il vero problema è pensare di non avere mai problemi. Quindi, di non avere mai qualcosa davanti a noi che ci provochi a crescere, perché questo significa la parola “problema“.

Ho conosciuto un uomo che aveva addirittura pianificato nel dettaglio temporale il raggiungimento del Paradiso terrestre della “libertà finanziaria”: 2 anni. A partire da chissà quando e chissà poi se avrà mai raggiunto questo “obiettivo”. E poi in base a quali calcoli? Raggiunta quale cifra in cash si è finanziariamente “liberi”? lo scopo di tutto questo? C’è una famiglia da sostenere, qualcuno da amare, figli da allevare ed educare? Perché se non c’è tutto questo, visto che l’uomo non è un’isola, questo è davvero autosabotaggio nella sua forma purissima, come certa droga di facile consumo.

Anche in questo caso, il Vangelo, testo laico se mai ve ne furono, aiuta non poco, impressionante concretezza: “Che giova infatti all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima?” (Mc 8,36). Altro che “pensiero positivo”!

L’anima dell’uomo consiste in ciò che anche Nietzsche aveva individuato: “Bisogna saper chi si è” (Crepuscolo degli idoli).

Chi si ferma non sa perché…invece tu puoi saperlo

Da questa percezione di sé nasce l’atteggiamento fondamentale che ogni buon manuale di strategie per la prosperità ispirata suggerisce: la gratitudine.

Come afferma un coach strategico e di esperienza, Dan Sullivan: “Chi cessa di essere grato si ferma”.

La scontatezza, il dare tutto per scontato, la pigrizia e l’accidia spirituale e pratica, queste sono le “catene dei liberi”.

L’esito di questo atteggiamento esistenziale è il cammino certo e sicuro, pur nella fatica quotidiana, la crescita continua, la tensione all’eccellenza. Tutte chiavi strategiche della solida reinvenzione, fondata sulla roccia.

L’essere è in divenire, ma per divenire deve appunto…essere. Come dimostra anche una recente ricerca della University of Houston, pubblicata sulla rivista Journal of Personality and Social Psychology

La ricerca va proprio nella direzione che stiamo tracciando: può divenire e, dunque, cambiare, evolvere e reinventarsi, solo ciò che è. Paradossale e controintuitivo, come quasi tutto nella vita, ma vero.

Approfondire questo punto, tanto cruciale quanto strategico, vale ben più dell’affannosa e stressante ricerca della (finta) “libertà finanziaria”.

Dove puoi, dunque, approfondire tutto ciò?

Ma è ovvio, su questo sito, iscrivendoti innanzitutto alla nostra newsletter ed al nostro canale Youtube 

Solo così, alla fine, potrai solcare il mare all’insaputa del cielo (sai che c’entra Milton Erickson in questa bizzarra formula conclusiva? No? Te lo racconto nella prossima puntata…).

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