Impara da Machiavelli e smettila di fare il “bravo ragazzo”

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Niccolò Machiavelli: troppo grande per essere un “bravo ragazzo”

 

Il nostro primo corso si muove nel solco di Machiavelli. La montagna di castronerie e banalità spalmata su questo autentico gigante del pensiero politico della crescita personale è a dir poco incalcolabile.

“Il fine giustifica i mezzi”: sfido chiunque a trovare questa frase in uno scritto del Segretario Fiorentino. Non c’è e l’idea che la frase esprime non appartiene al mondo umano, intellettuale ed esperienziale di Machiavelli.

L’elogio del potere per il potere: altra colossale sciocchezza. Per Machiavelli, il potere è uno degli strumenti per conquistare il principato, dopodiché la partita si sposta sul principe e qui il suo pensiero va di fino nella perlustrazione delle virtù e delle qualità del principe.

La lista potrebbe continuare, mi fermo qui. Quel che mi interessa sottolineare qui è un’altra cosa, che a molti è sfuggita e che, invece, è di importanza capitale nella vita, nel management e nel business. Un elemento che ho sottolineato a più riprese nel corso.

Si tratta di un elemento tanto semplice quando determinante: se vuoi realizzare qualcosa di grande nella vita, smettila di recitare la parte del “bravo ragazzo”. Se piaci a tutti e continui a recitare il ruolo del nipotino educato della vecchia zia, non combinerai mai niente.

Alle donne non piace il bravo ragazzo che ha solo buone maniere, ma non carattere e grinta.

Il mercato, il business e il marketing non è un gioco di società da svolgersi in gruppi separati, come in un collegio di educande. Ti devi mischiare con la terra, con lo zolfo, col fuoco e con il sangue, quindi o segui il trend “lacrime sudore e sangue”, secondo le leggendarie parole di Churchill, o rimani a bottega chiusa.

Ultimo, ma non per importanza: perché il bravo ragazzo, oltre ad essere eccitante come la sabbia nelle mutande, d’estate, non è affidabile, nella vita?

Il bravo ragazzo è inaffidabile

Qui la cosa si fa seria, perché, le sorti si rovesciano: il bravo ragazzo è inaffidabile.

Perché ha sia paura di fallire che di avere successo. BUM!

Machiavelli è il grande maestro della crescita personale, perché questo aspetto, decisivo, l’ha colto, parlando della figura del principe: chi guida il popolo, la nazione, la comunità non può permettersi il lusso di essere il bravo ragazzo di turno, perché, per mantenere in piedi la baracca, devi fare cose che al bravo ragazzo sporcherebbero l’immagine. Devi allearti anche con chi non vorresti, per salvare la città. Devi escogitare strategie di varia natura per anticipare le mosse dell’avversario e, per farlo, devi avere informazioni, ad ogni costo. Come? Questo è un altro discorso, imperativo categorico: avere informazioni.

Devi, in sostanza, fare il gesto della più paradossale umiltà: anziché abbassare te stesso, per mostrare il tuo ego pulito, rifinito e pronto all’universale adorazione delle mamme, delle zie e delle matrone di ogni ordine e grado, devi dimenticare te stesso. Il principe dimentica se stesso, i suoi 3/4 di nobiltà, il casato, la famiglia, e si identifica con la missione. Può fallire? Certo, ma la grandezza è già dalla sua parte. 

La vera umiltà: dimenticare se stessi

Ecco la vera umiltà: dimenticare se stessi e diventare la propria missione, la propria chiamata, la propria vocazione. Il resto è noia. Soprattutto dopo aver mangiato la torta con le vecchie zie, alle cinque del pomeriggio, mentre, intanto, Roma brucia.

Longanesi stavolta ha sbagliato: non ci salveranno le vecchie zie. Anche perché sono la casa di accoglienza di troppi imbelli, inutili e inaffidabili “bravi ragazzi”.

 

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