Quentin Tarantino, la mente selvaggia che reinventa il cinema

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Quentin Tarantino: o lo ami o lo odi

O lo ami o lo odi. In entrambi i casi, rischi di perdere un pezzo essenziale per strada.

Quentin Tarantino è un maestro della reinvenzione. Il suo cinema è un plot già visto, ma mai raccontato fino in fondo. Le musiche dei suoi film sono stracariche di storia e passato, ma, nella nuova cornice filmica disegnata dal regista, diventano perle di sperimentazione.

Come pensa e come crea, opera, manipola la realtà, Quentin Tarantino?

Un passo indietro: la reinvenzione, ormai lo sappiamo bene, non è ri-creare dal nulla, inventare la ruota per l’ennesima volta. Niente di tutto questo: Tarantino lo spiega bene.

Mentre i registi di film di serie B e C, i “sotto-generi”, nel gergo del cinema, si limitano a riciclare i “generi” classici – il western, il poliziesco, il noir, l’horror, etc. -, Tarantino studia, scruta, osserva, ridisegna i contorni dei personaggi di questi “filmacci”. Si alimenta di quei montaggi e studia i caratteri, i personaggi, fa quel che la PNL definirebbe “modeling”.

Studia l’eccellenza dei cineasti di questi “sotto-generi”, conferendo loro dignità artistica, ed estrae dal loro lavoro una messe di materiali. Che, infine, trasferisce nei suoi film, facendoli diventare, anche agli occhi dei detrattori, qualcosa di unico, di “firmato”: un film di Tarantino lo annusi sin dalla prima scena.

Le nicchie segrete, che passione

Uno strano regista che, prima di tutto, è uno sviscerato appassionato di cinema, un consumatore prodigioso di tutto ciò che sa di celluloide. Un osservatore delle nicchie segrete, dei dettagli, di ciò che agli altri non piace. Non per anticonformismo un tanto al chilo, ma per un insaziabile desiderio di diventare grande in ogni senso. Grande per capacità analitica, per cura dei particolari, per il montaggio, per la conoscenza di ogni genere e serie TV e film degli ultimi 80 anni. Tarantino brama l’eccellenza e, per questo, reinventa ogni materiale che porta sulla scena.

La sua manipolazione dei materiali è voluta e goduta, scientifica, ossessiva: è il tratto del genio selvaggio, irriducibile e irregolare. Chi cerca ciò che gli altri volutamente ignorano ha il tratto del genio.

Reinvenzione in atto, ovvero eccellenza in divenire

Ecco cos’è la reinvenzione nella pratica: la ricerca continua dell’eccellenza. Eccellenza in divenire. Alla fine, chi opera così, diventa se stesso. Perché non si nasce se stessi, lo si diventa.

Un assaggio metodologico su come si possa ricavare una novità filmica da un ammasso di materiali dozzinali o ritenuti tali la fornisce lo stesso Tarantino, in un’intervista.

Riassumo il processo creativo.

1. Tarantino, nei decenni, dopo essersi guardato maniacalmente migliaia di ore di serie TV western, di serie B, vedi alla voce “sotto-genere”, di film western e d’azione, con una speciale predilezione per Sergio Corbucci, alla fine, capisce una cosa. Semplice e decisiva: le serie TV western, degli anni ’60-70, hanno funzionato bene grazie soprattutto alle “guest stars”, ai grandi nomi ospiti dei vari episodi. E ognuno di essi ha una funzione specifica: c’è chi rappresenta il coraggio e chi la vigliaccheria; chi incarna la sete di guadagno e chi il puro eroismo; etc. Sono tipi umani che raffigurano valori e comportamenti volti a realizzare quei valori.
2. Eureka! Perché non raggruppare in un unico maxi episodio chiamato “film” tutti questi personaggi, con i loro tratti peculiari, accendendo poi la miccia dei conflitti, all’interno di un unico spazio?
3. Reinvenzione fatta: vecchi materiali che, sulla carta, non hanno più niente da dire, che diventano un nuovo canovaccio narrativo: nasce The Hateful Eight (Gli Otto Ripugnanti, alla lettera), del 2015. Dopo aver capito l’approccio di Tarantino ho apprezzato, francamente, più questo che il risultato. Ma rimane vero il presupposto geniale: la reinvenzione sostenuta da un incontenibile desiderio di andare oltre i propri limiti. Che si chiama eccellenza.

Reinventarsi per affermarsi: la lezione di Tarantino

Un’altra dimostrazione della forza creativa e insieme così semplice della reinvenzione. Si tratta dell’unico modo per mettere in movimento delle risorse altrimenti destinate a rimanere inutilizzate. Reinventarsi per affermarsi. La lezione di Tarantino segue questa strada maestra. Vale la pena fare come lui, addentrandosi per le vie non battute dal resto del mondo. La strada meno trafficata porta sempre lontano.

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