La crescita personale, ovvero l’etichetta-zombi

Sharing is caring!

La crescita personale è roba da zombi?

Peste lo colga! L’antica maledizione, resa celebre dalla filmografia eroica di Amedeo Nazzari, un divo d’altri tempi. Merita questa sorte – peste lo colga! – chiunque offenda il sacro Verbo della crescita personale, va da sé.

E…se, invece, la crescita personale fosse roba da zombi? Ossia, se il sostantivo, la parola “crescita personale” fosse vivo come sono “vivi” gli zombi?

Sapete chi sono gli zombi? Wikipedia ci viene in soccorso, mai dare nulla per scontato:

https://it.wikipedia.org/wiki/Zombi

Gli zombi sono i morti viventi, sono morti che camminano, creature che hanno movenze umane, pur essendo morte. Ecco, la domanda che balza fuori imperiosa: che c’entra questo con la “crescita personale”?

C’entra, eccome.

Nominalizzazioni, e sai di cosa muori

La crescita personale nasce da una forma verbale successivamente tradotta in sostantivo: non esiste, infatti, la “crescita personale” come entità astratta, esiste la persona concreta che cresce appunto come persona. Dunque, non esiste la “crescita personale” come nome, sostantivo, categoria o concetto a sé stante.

Il passaggio da una forma verbale – crescere – ad un sostantivo si chiama “nominalizzazione” ed è la peggiore trappola mentale che blocca il comportamento umano. Lo blocca e lo riduce.

Per capire meglio, facciamo un esempio. La prima legge della comunicazione è che non si possa non comunicare. Un grande libro dedicato alla “pragmatica della comunicazione umana”, scritto alcuni decenni fa da Watzlawick ed altri luminari della cibernetica e della scienza dell’informazione, spiega bene questo primo assioma.

Ora, passo successivo, perché queste menti illuminate mettono in gioco un verbo  – “comunicare” – e non un sostantivo – la “comunicazione” -, come sembrerebbe naturale fare?

La ragione sta proprio in quanto ho detto prima: perché la “comunicazione” non esiste nella realtà, esiste un soggetto che comunica con un altro soggetto. In altre parole, esiste il “comunicare” – nelle molteplici forme: verbale, paraverbale e non verbale -, non la traduzione dell’azione nel nome “comunicazione”.

Questo passaggio, dalla vita dell’azione al nome, è ciò che rende una realtà al pari dello zombi, un morto che cammina.

Se la dinamica naturale, vitale ed originaria del crescere, propria di ogni persona, diventa un sostantivo “crescita personale”, siamo in presenza di una nominalizzazione. Di conseguenza, la vita tumultuosa e caotica, generativa e creativa della persona viene trasferita in un container e quel che si perde per strada è il succo dell’esperienza umana.

Conseguenze pratiche

Se parli in un certo modo, pensi in un certo modo e dunque agisci in un certo modo.

Se pensi che la “crescita personale” sia qualcosa di reale, mentre invece è la farfalla-esperienza chiusa in bottiglia, i tuoi comportamenti saranno orientati alla padronanza di una certa materia o disciplina speciale che si chiama appunto “crescita personale”. Quel che esce fuori dal recinto, in primo luogo l’esperienza di te che cresci come persona e dunque comunichi questa esperienza agli altri che, a loro volta, crescono come persone, non esiste, zero. Parli, pensi e ti comporti allora come uno zombi: cammini e ti muovi, dunque sembri vivo, ma non lo sei.

Vuoi saperne di più? Un link può esserti utile:

https://excellenceassured.com/nlp-training/nlp-certification/nominalisation-nlp

Non leggi l’inglese?

Nessun problema, in questo articolo ho affrontato, da un’altra angolazione, la stessa questione:

https://www.nuovaorganizzazioneimprese.it/index.php/notizie/39-raffaele-iannuzzi

Il punto, insomma, è il primato della vita e della persona. C’è qualcosa che viene prima: la persona. Questo è il tempo della persona. Il tempo della confutazione delle nominalizzazioni, che attraversano non solo la crescita personale, ma anche la politica, come George Orwell, aveva già spiegato nel lontano 1946:

http://www.archiviocaltari.it/wp-content/uploads/2012/04/orwell_it_politics-and-the-english-language4.pdf

Peste ti colga, zombi!

Un impeccabile esempio di discorso politico cannibalizzato dalle nominalizzazioni e dalle contraddizioni logiche che ogni nominalizzazione reca con sé:

“Non ho smanie di andare al governo. Stiamo lavorando a un programma di governo da proporre al Parlamento. Non ai partiti ma al Parlamento. Se su questo programma di governo ci sarà una maggioranza, io mi prenderò l’onore e l’onere di guidare il governo. Ma se per andare al governo devo tirare dietro quelli che sono stati bocciati dagli italiani la settimana scorsa, assolutamente no”.

Nella mia personale computazione delle nominalizzazioni, ne ho colte almeno quattro e, nel contesto, ci sono tre fallacie logiche di contorno. Forse solo lo stile è chiaro, quindi ritengo inutile menzionare il politico in questione.

Se riesci a trovare le nominalizzazioni nel discorso, hai diritto ad un ebook gratuito.

Intanto, per uscire fuori da questo recinto popolato da zombi, ti propongo l’ultimo audiocorso – Reinventarsi per affermarsi – e, se vuoi proprio partire alla grande, anche l’ebook Vita in azione, il manifesto anti-nominalizzazioni per antonomasia.

Trovi tutto qua:

https://www.praticamente-pensando.it/reinventarsi-per-affermarsi-offerta1/

 

buon lavoro e…

solca il mare all’insaputa del cielo…

(…che, ti avverto, potrebbe affollarsi di aerei guidati da zombi:-D))) )

 

 

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*