Partire è un po’ come vivere

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Partire è un po’ morire?

 

Gli unici versi passati alla storia del poeta francese Edmond Haraucourt (1856-1941), pur dotato di un invidiabile curriculum vitae, sono questi:

Partire è un po’ morire.

 (La canzone dell’addio)

Un’idea che si oppone alla filosofia giapponese secondo la quale ciò che conta è proprio il viaggiare. Nel viaggio risiede la gioia. 

Paul Watzlawick, in Istruzioni per rendersi infelici, commenta:

“Nella partenza sta la felicità, non nella meta”.

Partire, dunque, non solo non è morire, ma rappresenta l’essenza stessa del vivere: la felicità è dietro l’angolo.

Perché nel partire c’è il succo nutriente della felicità? Innanzitutto perché partire implica agire nel presente. Richiama il mitico just do it!

Io parto ora. La partenza è un istante che racchiude un passato e, insieme, preconizza un futuro: è la celebrazione del presente. Io parto ora e vivo ora tutto quel che c’è da vivere, attingendo al “gusto pieno della vita”, come ricorda uno spot di successo.

Non c’è un altro strumento per vivere, c’è solo il presente. Solo il presente è una presenza. Il passato non c’è più e il futuro non c’è ancora. Qualunque sia il tuo presente, o te la giochi qui la vita o la stai affittando a due pericolosi avversari: i demoni del passato, le utopie del futuro.

Sono libero! (…Nel presente…)

Le circostanze della vita non sono controllabili. E la vita è fatta di circostanze e di incontri. Entrambi non controllabili. Ma entrambi sperimentabili. Dipende come.

Se ti metti a giudicare e nominalizzare tutto, ti autosaboti e vai a sbattere, perché ciò che non puoi controllare non è ciò che fa problema, il vero problema è come decidi di leggere quella realtà: la scelta spetta a te. La filosofia stoica ha segnato la strada della decisione consapevole di fronte alle circostanze: se puoi controllare ciò che ti accade, fallo, ma se non puoi, abbraccialo e fanne occasione di crescita. La via della responsabilità ha una sola direzione di marcia: la tua vita.

Scegliere la responsabilità decisiva davanti alle circostanze significa anche godere del viaggiare, dei piaceri che il viaggiare reca con sé. Osservare la realtà per renderla alleata e ritrovare il gusto dell’istante, del godimento nel qui e ora, dilata spazi interiori ed espande energie spirituali e creative. In fondo, è ciò che rende umana la vita.

La direzione, ecco il punto

La direzione del viaggio è più importante della meta. Se viaggi veloce nella direzione giusta, pur tra mille ostacoli, alla fine troverai la meta come quel dono ultimo che non hai mai avuto a disposizione e, dunque, come quella grazia che arricchirà i tuoi giorni. Non conosco altra formula più efficace di questa per definire l’abbondanza. Gesù la richiama con vigore umano inarrivabile: si tratta della “vita” e della “vita in abbondanza” (Gv 10,10).

 

 

 

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