Che cosa ho imparato dall’hockey russo

36644 01.09.1975 Старший тренер футбольной команды ЦСКА Анатолий Тарасов у бортика спортивной площадки. Юрий Сомов/РИА Новости

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Hockey russo, genio, strategia e disciplina

Anatoly Tarasov, chi era costui?

Era “il padre dell’hockey russo”, colui che ha reinventato questo sport, difficile da capire, duro e anche violento, trasformandolo nell’arte di decifrare gli spazi e valorizzare il genio fisico e strategico.

Stiamo parlando della leggendaria Armata Rossa, come veniva chiamata la compagine dell’hockey sotto l’egida di Tarasov.

Sotto Stalin, tutto diventava, poco o tanto, questione di stato, politica e ideologica: vincere era l’imperativo categorico. Per dimostrare la superiorità del comunismo sulla civiltà capitalistica occidentale.

Tarasov vive e respira questo clima, ma da artista dello sport. Impara dagli scacchi e dalla danza che l’hockey ha più a che fare con la strategia e il movimento creativo che con la forza e la velocità. La squadra forgiata da questo geniale coach è un compendio di stile e velocità, con un occhio al fraseggio, il disco che gira a velocità vorticose, facendo girare la testa agli avversari. Arte, non più solo sport.

Modellare Tarasov

Che cosa fa Tarasov per reinventare l’hockey? Come si muove? Come pensa? Che tipo di domande pone a se stesso, ai suoi giocatori ed alla realtà? Qual è il suo approccio?

Il coach russo intuisce che uno sport come l’hockey è una realtà complessa, multidimensionale, che coinvolge due ambiti strettamente collegati, il movimento e l’azione strategica.

Il movimento è tutto: danzare sul ghiaccio, mentre si costruisce un gioco efficace e martellante, ecco l’obiettivo. Ma fare ciò con stile, senza violenza e senza far leva esclusivamente sulla forza fisica. Il movimento che diventa danza si impara dai ballerini del Grande Teatro Bolshoj di Mosca. Tarasov studia la materia, incontra i ballerini, spinge i suoi giocatori a carpire i segreti del movimento ritmico: cambia tutto. L’hockey si trasforma in arte, attraverso l’uso calibrato ed armonico del corpo. Addio hockey canadese, tutto spinta, forza e grinta. Il disco “lavorato” dai giocatori dell’Armata Rossa di hockey è un distillato di pensiero che si materializza in azione. Ma Tarasov non è tipo che si accontenti del massimo, vuole l’eccellenza assoluta, la “peak experience” (l’esperienza estrema), avrebbe detto Maslow. Cosa mancava ancora?

Mancava la mente strategica, la combinazione dell’intelligenza che si muove verso uno scopo, massimizzando le risorse e immaginando scenari inediti: il geniale scacchista Anatoly Karpov era il suo uomo. Il coach, genio e pensatore, che si allea con lo stratega degli scacchi, creativo a livelli impressionanti: combinazione unica, destinata a cambiare la storia dello sport.

Come si è posto Tarasov di fronte alla realtà? Con la semplicità di chi osserva il potenziale umano e, desideroso di vederlo espresso in ogni sua espressione, lavora con una mentalità paradossale, laterale, imprevista: è la traduzione dei linguaggi la chiave di volta.

Funziona così: dopo aver osservato la realtà di cui sono responsabile, cerco le risposte allo scopo che orienta la mia missione. E la creatività viene sprigionata al massimo livello, attraverso la scomposizione dei problemi in molteplici fattori. Tarasov vuole che i giocatori siano veloci, potenti, flessibili nel gioco, armonici: da quali fonti estraiamo le risorse necessarie a realizzare lo scopo?

Prima domanda: che cosa mi serve per passare “da-a”?

Seconda domanda: a chi mi rivolgo per avere quelle informazioni e risorse di assoluto valore in grado di fare davvero la differenza? Risposta: vado a caccia dei migliori ballerini russi e dal più grande scacchista al mondo (agilità-movimento + pensiero strategico-visione di gioco).

Terza domanda: come integrare questo materiale prezioso nel dinamismo creativo e pratico dell’hockey?

Qui scatta il genio del coach e una notevole dose di saggezza e flessibilità mentale: tutti apprendono i fondamentali ricavati da questi nuovi strumenti, ma ognuno deve applicarli a seconda del ruolo ricoperto e servendo la squadra, la comunità: leadership condivisa, il talento al servizio del gruppo.

A lezione dal maestro Tarasov

  1. L’osservazione della realtà fa nascere nuove domande alle quali occorre dare nuove risposte;
  2. Il potenziale umano è il terreno di coltura della sperimentazione e questo fa di ogni intervento sull’uomo un gesto tanto creativo quanto generoso: aspirare all’eccellenza non basta, occorre lavorare sull’uomo, con l’uomo e per l’uomo;
  3. La domanda dello stratega che pensa si sposta sempre sul piano pratico, dell’azione: quali risorse devo avere per realizzare tutto ciò?;
  4. Tradurre i linguaggi in un nuovo linguaggio, destinato a diventare materia di esplorazione e azione efficace, è la chiave dell’intero processo: è la “traducibilità dei linguaggi”, di cui parlava Antonio Gramsci;
  5. La saggezza del coach è legata alla sua profonda umanità ed al desiderio di bene espresso nei confronti degli uomini che gli sono stati affidati: un leader fa nascere intorno a sé altri leader. E’ la formula vincente che vede nella nascita di cento fiori la ricchezza del giardino.

 

 

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