Praticamente Pensando - Filosofia in azione
Le strategie filosofiche che ti insegnano a pensare,
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Elogio della fatica

Perché amo la fatica

“Lavorare stanca” – Cesare Pavese

Amo la fatica. Amo anche le parole, che dicono la vita e l’esperienza umana. La parola “fatica” deriva dal verbo latino “fatigare”, il quale non indica soltanto il sudore della fronte e lo smoccolare di fronte all’aratro, in ogni sua accezione metaforica (il lavoro in genere, per intendersi), ma anche “il sommuovere, mettere sottosopra”, quindi ultimamente creare, manipolare, mettere le mani in pasta, vivere un’esperienza generativa. E’ “generativo” tutto ciò che parte da un punto e riconduce l’intero processo fino ad uno sviluppo inatteso, non scontato e prevedibile.

Quindi, faticare fa bene, anzi è in sé un bene. Nonostante la chiacchiera, diffusa, urlata e sbandierata, del “successo senza sforzo”, dello “smart work”, da preferire, ovviamente, al brutale”hard work”, tanto l’esperienza comune dell’uomo, declinata su un orizzonte temporale di almeno 500mila anni, tanto le ricerche più serie sullo sviluppo del potenziale umano, dicono una sola cosa: si giunge a non fare più fatica soltanto dopo averne fatta a più non posso. Punto, il resto vale zero.

Ma c’è di più

 

Prendiamo i “giovani”, i famosi, leggendari “ggiovani”, con due “g”, a cui la sociologia deve il suo successo, del tutto immeritato, degli ultimi cinquant’anni: ricerche, analisi, statistiche sul “come vivono i giovani, cosa pensano, dove vanno, cosa sognano…”, come se si trattasse non tanto di una fase della vita, che tutti passiamo, ma di una vera e propria metafisica, una realtà a sé stante, da elevare a vacca sacra, totem postmoderno, oggetto di orgia dialettica. Ebbene, proprio questi “ggiovani”, sempre con due “gg” (il Verdone di “Bianco, rosso e verdone”, film del 1981, ha ancora tanto da insegnare, anche sulla volutamente ironica enfasi della pronuncia “ggiovani”…), invece, contrariamente a quanto pensino gli educatori, o certi educatori, i coach, o almeno certi coach, trainer di ogni ordine e grado, amano, eccome, la fatica.

La fatica come vocazione

Il punto è che proprio chi avrebbe dovuto sottoporre loro la fatica come strumento di crescita, sviluppo interiore, umano e spirituale, e perfino vocazione per vivere alla grande una vita all’altezza dei propri desideri, ha abdicato al suo ruolo, facendo prendere facili e illusorie scorciatoie agli adulti in erba che i giovani, in realtà, sono.

Il tema della difficoltà che molti, anche adulti, fanno per capire, vivere e penetrare la realtà deriva in larga parte, a mio avviso, dal fatto che essi sono stati “ggiovani” con educatori e trainer di questo tipo. Ed al primo urto violento della realtà si sono spappolati, dissolti in mille pezzi.

I giovani hanno una naturale tendenza alla fatica, è insita in loro, come in ogni altro essere umano, perché è un dato naturale affrontare la realtà nella sua complessità e dover dunque far fatica, ossia sommuovere i pezzi della vita, onde far uscir fuori un puzzle decente e degno di questo nome. Si chiama “civiltà umana”.

“Tiriamo su degli sdraiati”

La natura assicura alla volontà – che, tra parentesi, deve anch’essa essere educata – a un certo punto della vita, e tutto questo movimento generativo andrebbe assecondato, non ostacolato, rimosso, censurato o edulcorato. Altrimenti, come afferma Franco Nembrini, educatore di lungo corso, in questo video, “tiriamo su degli sdraiati”. Ciò vale per le scuole, il coaching, il training, lo sviluppo del potenziale umano, perché qualunque sia l’etichetta del “laboratorio”, i dolci e i piatti si preparano tutti così, ferme restando le sacrosante differenze individuali: fatica, verifica, spontaneità dell’azione, nuovo ciclo, e via andare.

E la motivazione (motiv-(a)zione=motivo per l’azione)?

Anche su quest’altro oggetto di culto della cosiddetta “crescita personale“, c’è qualcosa di urticante e contro-intuitivo da dire, ma di ciò alla prossima puntata.

Immagine in evidenza, fonte:

https://www.repubblica.it/sport/running/libri/2018/03/21/news/_la_fatica_piu_bella_-191808840/?refresh_ce

 

 

 

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