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Come ottenere tutto senza nemmeno accorgersene

 

Tempo di lettura del post: 3 minuti.

Elena Santarelli è la nota soubrette che ha vissuto la dura prova di un figlio malato, tumore al cervello. Come sempre, la Rete è invasa dagli “haters” che danno addosso alle persone famose. A me interessa qui sottolineare due elementi che possono aiutare perfino gli “haters”.

La Santarelli ha dovuto rispondere a due domande del figlio. La prima: ce la farò, mamma? La seconda: quanto ci vorrà?

La mamma ha risposto in un modo umanamente geniale e motivante e, senza saperlo, ha richiamato il “paradosso di Stockdale”, che poi spiegherò.

Risposta di Elena Santarelli: 1) ce la farai, perché si tratta soltanto di fare qualche cura, e tu sei forte; 2) ci vorrà il tempo necessario, ma devi avere fiducia assoluta, ce la farai.

Due risposte semplici e profonde.

Con la prima, la mamma ha messo in campo le aspettative positive. Funziona così: se io mi aspetto di guarire, attraverso un percorso clinico che sto affrontando, ho molte probabilità di farcela, altrimenti, le chances si riducono drasticamente. L’effetto placebo è la riprova di questo atteggiamento. Ma c’è anche un caso reale, raccontato dallo psicologo americano Gordon Allport, nel 1964.

E’ la storia di un veterano della Grande Guerra, ricoverato in una clinica per veterani di guerra in Austria. Egli ha un malessere generalizzato, perde peso e i medici non sanno diagnosticare la malattia. Per questo, pensano bene di rivolgersi ad un grande luminare del tempo. Prima di chiamarlo per il consulto, avvisano il paziente, comunicandogli che si tratta di un medico in grado di valutare bene la sua situazione e, quindi, di fare un’adeguata diagnosi. Arriva il giorno fatidico, il medico tanto atteso si avvicina al letto del malato, guarda la cartella clinica e visita il paziente. Alla fine, emette il suo giudizio: “Moribundus”. E’ un morto che ancora respira, in sostanza, ma presto non sarà più in grado di farlo.

Ebbene, da quel momento, inspiegabilmente, il veterano malato inizia a sentirsi meglio, recupera le forze e in un paio di mesi esce dall’ospedale. Si reca infine, dopo qualche tempo, dal medico viennese, con un omaggio e ringraziandolo per avergli salvato la vita.

La storia è vera, la fonte è attendibile. Ho letto di questo fatto nel libro di Giorgio Nardone, L’arte di mentire a se stessi e agli altri, Ponte alle Grazie, Firenze, 2014, p. 32.

Gordon Allport commentò: “La fortuna di non sapere il latino!”.

Nel caso del figlio di Elena Santarelli: la fortuna di non conoscere la diagnosi!

C’è poi l’altra risposta, non meno significativa: qualunque cosa accada durante il percorso, ne uscirai fuori. Questo è il “paradosso di Stockdale”.

E’ stato Jim Collins, nel libro Good to Great, a rendere popolare questo concetto. Si tratta, in sostanza, dell’esperienza dell’ammiraglio della Marina americana James Stockdale, priogniero nel Vietnam per anni. Egli uscì fuori da quell’inferno, fatto di torture e privazioni, utilizzando un approccio che è un mix di realismo e ottimismo.

Funziona così, nella spiegazione di Stockdale, incalzato da Collins: un ottimista puro, per così dire, racconta a se stesso: uscirò per Natale. E quel Natale non arriva. Poi per Pasqua. Niente da fare. Alla fine, dopo un certo numero di attese frustrate, muore di crepacuore o si ammazza. Chi, invece, mantiene un’incrollabile fede nel fatto che da lì uscirà, prima o poi, riesce a vivere meglio ed a sopravvivere, fino al giorno della sua ritrovata libertà.

La Santarelli è questo che propone al figlio: non so quando finirà, ma so che finirà e finirà bene. E’ il paradosso di Stockdale: per uscir fuori dalle sabbie mobili, devi attendere il momento, sapendo che arriverà e, giorno dopo giorno, coltivare la speranza e continuare ad andare avanti. E l’alba arriverà. Sembra un cedimento paradossale alla realtà, invece è il trionfo finale, una profezia che si autoavvera.

Ecco come si ottiene tutto senza accorgersene. Un metodo da provare, specialmente in una situazione difficile o addirittura ritenuta insuperabile. Provare per credere.

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