Praticamente Pensando - Filosofia in azione

Il pensiero è la prima leva strategica della vita. Noi la chiamiamo “filosofia”. E tu puoi prenderla così: è la strategia che ti insegna a pensare, ti aiuta ad agire e a disegnare la vita che desideri. 

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Perché non possiamo non dirci benedettini

Oggi l’Europa ricorda San Benedetto da Norcia (480-547 d.C.), patrono del vecchio Continente.

Perché Benedetto è il custode della civiltà europea e, dunque, occidentale?

Parafrasando Benedetto Croce, potremmo iniziare così: non possiamo non dirci benedettini.

Croce afferma: non possiamo non dirci cristiani. Il che rappresenta la categoria generale – la cristianità -, nella quale è compreso Benedetto da Norcia. Nel più c’è il meno: dunque, non possiamo non dirci (anche) benedettini.

L’Europa ha rinnegato le radici cristiane e, infatti, oggi non ha più né volto né autorevolezza. In più, non ha più il senso della vera laicità, perché è Gesù di Nazaret l’inventore della laicità, come ha dimostrato un altro grande vecchio della filosofia italiana, Dario Antiseri:

http://www.ilgiornale.it/news/spettacoli/liberalismo-senza-ges-non-ci-sarebbe-mai-stato-1415172.html

Ma non è l’unico, ovviamente. Potrei citare una biblioteca intera di prove storiche, documentali e culturali a sostegno di questa tesi. Ne cito solo un’altra, che mi ha particolarmente colpito, proveniente da un geografo italiano, che coltiva la passione della multidisciplinarietà, Franco Farinelli:

https://www.youtube.com/watch?v=BdGDNMuqBDU

Benedetto, dunque, è l’anima storica della cristianità, in Europa, e la chance è di quelle da non perdere, per comprendere meglio alcune lezioni fondamentali.

1. Benedetto ama la vita come avventura spirituale. Da Roma, ancora giovane, cerca l’assoluto e si dedica alla vita eremitica, da solo, da “monos”, come singolo, uno e unico.

Benedetto cerca la sua dimora, la dimora della verità, della saggezza e della libertà. La libertà vi farà liberi, aveva detto Gesù, e Benedetto prende alla lettera queste parole.

Tradotto in termini contemporanei; Benedetto esce fuori dalla “Matrix”, da sistema, dal dominio del collettivo, alla ricerca del vero Sé. E trova Dio, che fonda il vero Sé. E’ questa la dinamica della libertà che si guadagna il suo spazio vitale attraverso la liberazione di energie spirituali e culturali. Benedetto è l’emblema dell’uomo europeo e occidentale.

2. Benedetto comprende che l’io si realizza nella relazione. Ecco perché fonda comunità monastiche, in cui, grazie ad una regola, ogni soggetto possa trovare ordine interiore, pace e passione per il destino. In questa avventura, ogni uomo può trovare l’essenza del vivere: l’io vive per un compito, uno scopo, che lo conduce a guardare il volto dell’altro ed a prendersi cura dell’altro. Questa dimensione comunitaria si realizza non a detrimento della libertà individuale, ma grazie alla libertà personale rettamente espressa e vissuta. In termini pop, “la libertà è partecipazione”, fin qui Gaber. Benedetto aggiungerebbe: partecipazione ad uno scopo più grande, che trascende e ricomprende ogni aspirazione umana. L’uomo si realizza solo dedicandosi a qualcosa più grande di sé.

3. La vita è anche materiale, economica e sociale. I benedettini sono i teorici dell’ “ora et labora”, prega e lavora. Il lavoro non porta soltanto il pane sulla tavola, serve a molto di più: dilata lo sguardo dell’uomo sui bisogni materiali e immateriali dei suoi fratelli uomini. La solidarietà autentica, non quella sbandierata dai miliardari che scaricano le tasse aprendo onlus, si fonda su questa pratica ed è un esercizio continuo: l’altro conta e, perché l’altro possa avere ciò che gli spetta, devo io per primo realizzare la mia vocazione e il mio destino. Il lavoro è il mezzo per far ciò. Il management contemporaneo si è accorto di questa preziosa verità e si sta diffondendo da almeno un decennio una scuola di pensiero manageriale che deve molto al movimento benedettino.

Senza radici non si vola. La grandezza della crescita individuale abbraccia sia gli aspetti materiali che quelli immateriali e potremmo definirlo Total Factor Productivity. La totalità dei fattori che espandono sia la crescita che la produttività abbraccia aspetti materiali ed immateriali. Fra questi ultimi, ve ne sono alcuni come quelli sopra richiamati, che fanno davvero la differenza.

Del resto, l’Europa, prima dello smarrimento delle sue radici, era, storicamente, la differenza che faceva la differenza. Per tornare a questo livello, occorre prendere sul serio il principio enunciato dal filosofo danese Kierkegaard: “La vita va compresa all’indietro (=le radici) e va vissuta in avanti(=il futuro fondato sulle radici)”.

 

 

 

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