Praticamente Pensando - Filosofia in azione

Il pensiero è la prima leva strategica della vita. Noi la chiamiamo “filosofia”. E tu puoi prenderla così: è la strategia che ti insegna a pensare, ti aiuta ad agire e a disegnare la vita che desideri. 

Condividi su

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su pinterest
Condividi su telegram

Una nuova sindrome: “Il mondo gira intorno a me”

 

                                    L’homunculus nel presente

 

La tendenza è quella ben nota: la crisi è di natura economica. Le conseguenze ricadono sulla società e sulle comunità, a cominciare dalle famiglie. La diagnosi è un luogo comune, un cliché. Le cause della crisi stanno altrove: l’immateriale – significati, valori, idee e convinzioni – produce effetti molto materiali.

In realtà, se osserviamo più accuratamente la realtà, le cose non stanno affatto così.

L’Italia è a crescita sottozero, dichiara l’Istat. Ma quel che l’Istat non può dichiarare è ciò che il Censis aveva già documentato alcuni anni fa: l’Italia è malata di “presentismo”.

Schiacciati sul presente, gli italiani vivono come se non esistessero il passato e la memoria e, di conseguenza, le lezioni della storia.

Conseguenza immediata: il futuro non ha un volto. E’ solo un presagio e in genere non un buon presagio. 

Il “presentismo” è la malattia infantile del “nichilismo”.

Mentre il nichilismo afferma: l’uomo non è nient’altro che quello che i poteri dominanti, i media, i social dicono che sia, quindi molto poco, il presentismo aggiunge: e questo ammasso di sensazioni, pulsioni, ansie, paure e biologia non meglio definita, che noi osiamo chiamare “uomo” (in realtà è un homunculus, un “ometto”, un piccolo uomo), non vive che nel presente.

L’istante è il suo tutto, non c’è più il passaggio di testimone da padre a figlio, e senza radici, si sa, non si vola. 

Conclusione provvisoria: l’uomo del nostro tempo vive come un homunculus incurvato sul presente, senza memoria e senza futuro. La vittima predestinata del bullismo mediatico, politico, sociale e dei social.

 

                                Una nuova sindrome

 

C’è dell’altro sulla scena. Questa maschera spolpata e senza vita sopra descritta, non avendo più nessuno da guardare – niente memoria -, né un orizzonte nuovo da scrutare – niente futuro – è dedito soltanto ad una cosa: se stesso. E, in questo lavoro, è il meno talentuoso, perché avere cura di se stessi non significa affatto vincere la “trascuratezza dell’io” (Luigi Giussani).

Per rimanere in piedi, questa maschera sociale si erge sulle palafitte del suo piccolo io, che, nel gergo contemporaneo viene definito “ego”, e colonizza ogni spazio vitale a sua disposizione. Narcisismo, sì, lo so, si chiama così. Eliminato anche dal Dsm V, la bibbia redatta dall’American Psychiatric Association. Siamo tutti un pò narcisisti, quindi nessuno è seriamente e patologicamente tale. Svegliate Aristotele, per favore, qui c’è un caso di sillogismo falso e costruito ad hoc. Ma tant’è.

Se poi la stessa maschera sociale fa politica, decide che il suo “pallino” sia il tutto e su questo particolare usa l’intero Stato per raggiungere il suo “obiettivo”.

Se, invece, è un cliente abituale di Starbucks a Milano, parcheggia nello spazio riservato alle persone disabili, perché il mondo naturalmente gira attorno a lui.

Se è una mamma, decide cosa debbano fare i figli a seconda dei bisogni improcrastinabili della sua nobile persona, se è un padre, organizza una diretta Facebook mentre viaggia con i figli.

Perché il mondo gira intorno a costoro e tutto serve ad illuminare il nulla. E la realtà serve solo a questo, a documentare che anche questo nulla sia qualcosa.

Non si sa bene cosa, ma certamente “qualcosa”.

 

                                 Il mondo ci guarda

 

Su un punto non possiamo non convenire: il mondo gira anche attorno a noi e, per questo, ci guarda.

Ma questo fatto oggettivo – siamo esseri di relazione, il mondo ci guarda sempre – deve aumentare il senso di responsabilità individuale: come parli, come ti comporti, come educhi i tuoi figli, come parli ai cittadini, quali decisioni prendi per il bene comune, come predichi in chiesa, come ti vesti, come ti atteggi, come sopporti l’inevitabile sofferenza della vita…

Ogni elemento negativo contiene in sé l’altra faccia della luna, il positivo: se il piccolo io brama che il mondo giri intorno alla sua fondamentale esistenza, il mondo osserva se e quanto la sua esistenza sia davvero fondamentale e significativa.

Cosa fa, allora, la differenza nella vita? Il passaggio dalla sindrome del piccolo io – il mondo gira intorno alla mia fondamentale persona – alla pratica della responsabilità – il mondo ha bisogno anche di me, ecco perché devo servire una causa, aiutare il prossimo, arricchirmi come persona per dare di più anche agli altri -: uno sguardo cosiffatto sulla vita darebbe anche sostanza e vita ad un concetto usurato e frusto come “leadership”.

E il mondo cesserebbe di sentirsi un reggicoda del nulla del piccolo io riempendosi di nuova potenza, in vista dei nuovi leader chiamati, a buon diritto, uomini. 

 

Condividi i nostri contenuti su:

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su telegram
Telegram
Condividi su pinterest
Pinterest
Condividi su tumblr
Tumblr
Condividi su skype
Skype
Praticamente Pensando