Praticamente Pensando - Filosofia in azione
Le strategie filosofiche che ti insegnano a pensare,
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L’io-frammento perde, la persona-intero vince

L’io-frammento

Parlare dell’io è come parlare di un oggetto misterioso. Nominato da tutti, indicato, richiamato, perfino vezzeggiato, ma spesso ridotto a specchio del caos contemporaneo.

Dopo anni di propaganda sociologica a colpi di “società liquida”, è arduo ritrovare la via maestra, ma essa esiste: l’io, frammentato in mille parti, coriandolizzato, è una stampella del mondo che lo vuole ridotto in questo stato. Un servo volontario del suo carnefice. 

L’io che lavora, che va in vacanza, che chatta sui social, che consuma a tutto spiano, che si lamenta del mondo e del “sistema”, etc. sono tutte parti di questo io che non riesce più ad essere Uno in nessun modo. Più che essere, pirandellianamente, uno, nessuno e centomila, è polvere di una storia che non ha più connotati organici, solidi e identitari. Più una funzione che funge per qualcosa che un soggetto libero, creativo, magari in crisi, ma sempre sul campo, pronto a spendersi per ciò in cui crede. Il mondo dei mercanti era già un livello sotto quello degli eroi. Il mondo dei sottoinsiemi dell’io ormai coriandolizzato è perfino oltre questa misura.

Far finta di essere sani era una felice formula di quel geniaccio di Giorgio Gaber, anni Settanta del secolo scorso. Vale anche oggi. In realtà, a giudicare da com’è ridotto il mondo dei cosiddetti “adulti” e quello delle comunità educative, culturali, religiose e politiche, la provocazione gaberiana odora di profezia. I fatti gridano questa verità.

E allora?

E allora? Qualcuno potrebbero uscir fuori con questo interrogativo. Che fare? Non è forse il frutto dell’evoluzione dei nostri tempi? Non è forse il segno di una personalità flessibile, multipla, dilatata ed aperta ad ogni esperienza? Io direi che questa è la versione del nichilismo 3.0: sbriciolare l’io è la conseguenza del mondo emancipato da ogni verità, disciplina, assoluto, etico e religioso. Insomma, quel mondo che aiuta molto i poteri totalitari, più o meno celati sotto mentite spoglie, a fare il loro lavoro: spossessare l’individuo della sua potenza individuale ed aspettare che quest’ultimo dica anche grazie. Se l’economia è uno stagno, visto che l’economia è frutto dell’agire umano e del combinato disposto fra le azioni individuali e gli effetti sistemici di queste ultime, ciò è dovuto al dilagare di questo morbo dell’io-frammento, coriandolizzato e smembrato, senza più né centro né struttura interna. Non esiste management, leadership, economia, pensiero, etica e civiltà senza tutto questo, da almeno 3000 anni a questa parte, secondo la documentazione storica a nostra disposizione. Ognuno tiri le sue conclusioni.

La persona-intero

La nostra filosofia in azione ci viene in aiuto. Citazione di Hegel, per cominciare: “Il vero è l’intero”. Il tutto. L’abbaglio intellettuale e cognitivo è spacciare la “concretezza” per i dettagli e i frammenti, appunto, laddove per contro è “concreto” solo ciò che si tiene in ogni aspetto. E’ concreto solo la totalità. Quando riesco a capire qualcosa? Quando prendo in considerazione tutti i fattori a mia disposizione. Quando riesco a viaggiare giungendo a destinazione? Quando ho preso tutte le precauzioni del caso, conosco tutto ciò di cui ho bisogno, a cominciare dal percorso, ed ho preso in considerazione tutti gli scenari possibili (secondo la mia conoscenza). Quando posso giudicare qualcosa? Quando ho in mano tutti gli elementi, per non parlare del giudizio su una persona.

La concretezza è figlia della totalità, del tutto, dell’ “intero” di hegeliana memoria. 

Essa è figlia anche del concatenamento delle cose, dei pezzi della realtà: io desidero qualcosa in relazione al resto dell’ambiente in cui vivo ed opero. Io sono qualcuno in relazione al sistema sociale, al mondo, anche all’economia del territorio nel quale vivo e lavoro. Questo è il mestiere della persona-intero: il tutto è nel frammento, nelle parti di me che vivo, lavoro, creo, desidero e persisto nel mio essere ciò che sono. Una visione sistemica che si sposa con quanto affermato da Hegel e si muove facendo sue le intuizioni di grandi epistemologi come Bateson e Morin. La persona-intero vince perché con-vince, ossia, secondo l’etimo, vince-insieme-agli-altri. L’io-frammento perde perché nessun oblò può sostituire la vista del marinaio che, sul ponte, scruta l’orizzonte, abbracciando il tutto che gli si rivela.

Quando i numeri di un ciclo economico, in un’azienda, non girano, il primo mondo da visitare è quello, frammentato, degli uomini, senza illudersi che si possano motivare i frammenti alla deriva. L’unica certezza, infatti, è che la persona-intero non ha bisogno di essere motivata. il motivo all’azione – motiv-azione – lo può scrutare ogni giorno davanti allo specchio. Anch’esso intero.

 

 

 

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