Abstract Libri ed Ebook

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Management biblico e
Finanza biblica

Raffaele Iannuzzi, Mauro Farina
Compagnia della Stampa Massetti Rodella Editore

Estratto

La crisi è diventata una specie di vacca sacra. Come in India proteggono la vacca sacra, dalle nostre parti proteggono la crisi. Un vero paradosso. E’ una specie protetta, come il panda … C’è un altro modo per designare questa dittatura della parola che veicola stati emozionali da pathos permanente: il potere della cornice. Stabilito che tutto debba essere inscritto dentro questa cornice – la crisi, appunto – siamo apposto. Anche la colazione del primo mattino sarà segnata dalla crisi… C’è la crisi, cosa posso farci, sono impotente, tutto va a rotoli, insomma è sempre colpa di qualcun altro: e i miei errori? Le mie responsabilità? No troppa fatica mettersi davanti alla realtà e capire di che si stratta, scavare a fondo, cambiare comportamenti, cambiare testa e cuore

 


 

Il Dio cercato

Raffaele Iannuzzi
Editore Marietti, Genova-Milano, 2003

Estratto

L’autobiografia non alimenta il pensiero. E questa non è un’autobiografia. E’ un testo, un corpo a corpo con la vita, partendo da un particolare punto di vista: la vita è un luogo teologico. E’ quel luogo nel quale, a un certo punto, è possibile che irrompa il Dio vivente. Quando accade, la vita diventa un cammino dello sguardo. Il percorso autobiografico, quindi, fa spazio a questo pensiero e, alla fine, rilancia la vita, con una sorta di misterioso, ma reale upgrade. Un salto quantico che riapre la sfida con la vita. La memoria, lungi dall’essere contrassegno di una stanca nostalgia, è invece “il genius loci della vita”.


Il suicidio della modernità

Raffaele Iannuzzi

Editore: Cantagalli, Siena, 2008

Estratto

Sono cresciuto nella modernità. Modernità! Parola magica e mantra ossessivo, derivante proprio dal suo etimo: dall’avverbio latino modo, che sta per “ora, attualmente”.

E’ moderno ciò che è “attuale” e il Moderno è l’Attuale per definizione. Dunque, alla fine, rischia di diventare un’ideologia che non ha storia, come tutte le ideologie, Marx docet. Si è variamente riflettuto sull’essenza della “vera” modernità, sui suoi fondamenti filosofici, culturali, estetici, ma assente è la riflessione sul suo “suicidio” sistematico, dovuto proprio al suo trionfo senza più ragioni, senza più autentico fondamento: la modernità vince e muore di se stessa.

Si suicida, perché non riesce a tradurre le sue fonti in vita espansiva: non è storicamente vero che la modernità sia, in blocco, anti-religiosa e anti-cristiana. Pensatori come Erasmo, Rosmini, Newman, Guardini, Lonergan, sono tanto cristiani quanto moderni. Non sono “bigottamente” moderni, appartengono proprio alla scuola critica della modernità, che intende risvegliare l’attualità attraverso la ricerca dei suoi fondamenti filosofici e antropologici.

Il tema è ciò che è vivo e ciò che è morto del Moderno, ma, ancora più radicalmente, ciò che significa oggi il Moderno, al di là dello zelo dei suoi militanti e dei suoi “sacerdoti”.

Non iscrivendomi a nessuna setta filo-modernità, ho tentato di far reagire, come nella chimica, ciò che apparentemente sembra essere incompatibile: la visione del mistico e la “missione” dell’imprenditore; lo Stato che si autodefinisce “democratico” e la Umma islamica, assumendoli entrambi come due fondamentalismi, il primo procedurale, il secondo normativo e religioso-totalitario…conclusione: la modernità ha cessato da decenni di credere in se stessa, nella sua capacità di autorigenerarsi, inscrivendo nel suo tracciato storico i nuclei più fecondi e generativi della storia, dal nuovo impulso alla fede, come esperienza di vita, alla ripresa di una visione comunitaria, distante tanto dal comunitarismo quanto dal collettivismo.

Solo in una comunità di uomini legati da principi e da relazioni solidamente ancorata a qualcosa che non muore può rigenerarsi la forza, anche spirituale, dell’individuo. E’ una lezione dell’Occidente, questa, da ricomprendere ancora, per allontanare dalla modernità l’ombra oscura dell’odio di sé, che conduce inesorabilmente al suicidio. Al suicidio della modernità.


Tra nichilismo e Islam

L’Europa come colpa

Raffaele Iannuzzi, Gianni Baget Bozzo

Editore: Mondadori, 2006

 

Estratto

Ricordo ancora oggi il momento in cui, per la prima volta, parlammo di questo libro, quasi fosse già una cosa fatta, con l’amico don Gianni Baget Bozzo. Al telefono, mentre ero in vacanza nel paese natale dei miei genitori, Melfi, in provincia di Potenza, in un pezzo di Sud marginale ma affascinante.

Stavo passeggiando nel parco di questa bella cittadina, quando vedo sul display del cellulare la chiamata di Gianni. Da lì in avanti, è stato un tumultuoso lavoro, a casa sua, a Genova, non-stop fino alla fine, consegna, chiavi in mano dell’opera alla Mondadori, quindi ritorno a casa mia, a Grosseto.

Un testo profetico, che aveva già visto l’Isis in tutta la sua devastante attualità, dieci anni prima del suo ingresso sulla scena storica; l’Europa nella sua crisi più acuta, concependosi essa come “colpa” di fronte alla storia; l’Italia, a cavallo tra una guerra ideologica durata quasi cinquant’anni e una rinascita che tarda ad arrivare, per alcune precise e puntuali ragioni storiche e culturali,  l’America di Trump già descritta, nel contesto della deriva delle forme storiche e politiche dell’Occidente…un libro che somiglia a un messaggio in bottiglia per i naviganti smarriti di questo ormai già maturo XXI sec.

Oggi molti dicono cose di questo tenore, allora fummo i primi a farlo. Un libro, dunque, più attuale che mai.


Gesù Manager

Per un nuovo paradigma di management

Ebook (2012-2016)

Raffaele Iannuzzi

Estratto

“Che c’entra Gesù con il management?”. Una domanda che avrò sentito ripetere centinaia di volte. Una domanda che non tiene conto di almeno tre fattori:
Et Verbum caro factum est – Prologo del Vangelo di Giovanni: Dio ha scelto – geniale invenzione! – di farsi “carne”, materia, umanità, uomo, singolo, come me e te, il che cambia tutto…in che senso?; lo spiego di seguito…

…cambia tutto, sposta il nucleo della questione, perché, se Dio viene incontro a noi come uomo, allora assume su di sé tutte le fatiche dell’uomo, incluso il lavoro (infatti, per 30 anni, carpentiere), inclusa, infine, la “manipolazione” della realtà propria di chiunque voglia oggettivamente trasformare la realtà attraverso la sua azione soggettiva…e questa dimensione si chiama appunto…

…management: dal verbo inglese “to manage”, “maneggiare”, ma più ancora dall’italiano della prima modernità (vedi sopra Il suicidio della modernità), che ricalca il latino “manus-agere”, operare con la mano, quindi, in ultima analisi: mani-polare, manipolare rettamente, eticamente, orientando l’azione a “buon fine”, ma senza tale “manipolazione” non c’è né umanità attiva e responsabile, né lavoro.

Il “management” che propongo, il “nuovo paradigma di management”, è basato sull’esempio e sulla concreta tipologia di azione di Gesù, sulla sua figura. Perché si tratta di uno “scandalo”, ancora oggi e ancora una volta, dell’intelletto, pensare che Dio si sia scomodato per noi, diventando “manager”, con le mani in pasta nella realtà.

Eppure, l’ha fatto. Ecco perché, oggi, filosofi non cristiani e non credenti, come Jean-Luc Nancy e Michel Henry, scrivono sul “pensiero” di Gesù, sul nuovo e inedito modo di porsi della verità (M. Henry) e addirittura sul “levarsi del corpo”, in riferimento ad un episodio specifico del Vangelo di Giovanni, 20, 13-18: “Noli me tangere”, “Non mi toccare”, come dice Gesù, risorto, a Maria Maddalena (Jean-Luc Nancy).

Gesù Manager non è un testo per “addetti ai lavori” (filosofi, teologi, tecnici di varia natura), ma per chi è “addestrato” a pensare il suo lavoro come vita e “vita in abbondanza” (Gv 10,10).